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Il quinto potere: Rivoluzione a metà

Il quinto potere: Rivoluzione a metà

Bill Condon allestisce un thriller politico che si mescola al dramma umano, penalizzato però da una visione eccessivamente parziale.

2stelle

Nel contesto sfaccettato e complesso disegnato dalle nuove tecnologie, WikiLeaks occupa un posto di primo piano, avendo di fatto rivoluzionato la diffusione di informazioni e avendo messo in seria discussione il concetto di segretezza e trasparenza. Nondimeno il suo fondatore, l’enigmatico Julian Assange, è un personaggio contraddittorio e controverso, un mix tra lo stereotipo dell’hacker nerd e un colto profeta visionario portatore di un nuovo concetto di informazione. E molto altro ancora.
Non era semplice portare su pellicola una storia che mescola idealismo, intrighi politici e conflitti etici, per di più con un protagonista così’ingombrante’.
Ci ha provato Bill Condon che, con lo sceneggiatore Josh Singer, tenta di ricostruire le vicende che hanno portato alla creazione di WikiLeaks e l’impatto fortissimo che il sito ha avuto nel creare un nuovo concetto di informazione in netto contrasto con quello dei media tradizionali.
Basandosi su due libri, ‘Wikileaks’ e ‘Inside Wikileaks’, quest’ultimo scritto da Daniel Domscheit-Berg, seguace della prima ora attualmente in causa con Assange dopo aver abbandonato bruscamente WikiLeaks, il regista è riuscito solo in parte nel suo intento, e il limite principale della pellicola (“Il quinto potere”, in sala dal 24 ottobre)è sicuramente da individuare nella sua scarsa obiettività, dovuta anche al fatto che il film si fonda su una testimonianza decisamente parziale.
Il ritratto di Assange (interpretato da un eccellente Benedict Cumberbatch) restituito dal film è quello di un fanatico bugiardo egomaniaco traumatizzato da un’infanzia travagliata, e ben poco traspare degli ideali e delle convinzioni che hanno portato alla creazione del progetto Wikileaks nonchè della ridefinizione profonda del concetto di informazione legato a Internet.
Il film, pur essendo ottimamente girato e impreziosito da una splendida fotografia e da una generale cura dal punto di vista formale, sembra sempre muoversi in superficie, limitandosi a contrapporre il mondo dell’informazione tradizionale a quello della rivoluzione digitale, presentandoli come ‘il bene’ e ‘il male’ irrimediabilmente in contrasto e non è sufficiente l’ottimo cast a risollevare le sorti della pellicola.
Il potere di Internet, il capovolgimento dei ruoli, le enormi e imprevedibili conseguenze che la Rete porta con sè vengono ridotte ad una dicotomia in cui non sono previsti punti di incontro.
Nella ricostruzione sfaccettata di Bill Condon c’è molta carne al fuoco, e dispiace sentire la mancanza di ritmo, di carica emotiva e di profondità, in un film che ha l’amaro sapore di un’ottima occasione mancata.

Sara Tonarelli

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