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Two mothers: Peccati banali

Two mothers: Peccati banali

La regista di “Coco avant Chanel” non riesce ad ammaliare gli spettatori e perde una buona occasione. In sala dal 17 ottobre.

2stelle
Quanto è difficile resistere alle tentazioni?
Dalla letteratura alla cinematografia, dalla carta stampa alla pellicola, passando per la pittura e la musica, il ‘peccato’ ha ispirato da sempre innumerevoli artisti, diventando la chiave di lettura per molte opere e rappresentazioni.
Che sia viscerale, carnale o mentale, non è sempre facile raccontare il dirompere di una passione, la nascita di un sentimento proibito.
A smuovere gli animi, in una storia che va al di là degli intrighi, dei tradimenti o del ‘citatissimo’ triangolo amoroso, ci prova ancora una volta la regista Anne Fontaine, che adatta per il grande schermo il fortunato romanzo breve di Doris Lessing.
E’ necessario immaginarsi uno straordinario scenario naturale (sulle coste australiane), intrappolato in arco di tempo indefinito (molto probabilmente il nostro presente), in cui due donne crescono insieme costruendo un morboso e ossessivo rapporto d’amicizia.
Non parliamo di omosessualità, ma di uno pseudo-incesto tra le due donne e i loro corrispettivi figli.
Nonostante li abbiano cresciuti insieme (quasi come due fratelli), infatti, si innamorano una del figlio dell’altro.
Ovviamente l’amore non rimane platonico, ma si sviluppa in un desiderio carnale, in una passione irrefrenabile.
Provocatorio, seducente e scabroso? Purtroppo no…
Le intenzioni della regista vengono tradite dai risultati.
La pellicola rimane incastrata in una storia che scivola a poco a poco nel banale e nello scontato. L’intreccio a quattro – il ‘quadrilatero pericoloso’ – si affievolisce, perdendo qualsiasi sex-appeal per lo spettatore.
La Fontaine non rispetta i tempi e sceglie di non addentrare la macchina da presa e la penna (in fase di scrittura) nella psiche dei suoi protagonisti: sin dalle scene iniziali ci racconta brevemente la nascita dell’amicizia tra le due donne, per poi passare al presente e saltare nuovamente in un futuro prossimo.
I personaggi, soprattutto i due ragazzi – Xavier Samuel e James Frecheville – non riescono a trasmettere emozioni. Le due interpretazioni sono castrate, rimangono intrappolate entrambi nei panni di due aspiranti uomini, ingenui e distratti.
Più avvincenti e ‘presenti’ le performances di Naomi Watts e Robin Wright.
Le due attrici vestono i panni di due donne belle e affascinanti, ma anche i loro personaggi – nonostante l’impegno – non sprigionano passione, non ammaliano lo spettatore. Entrambe abbandonano il ruolo di madri, per diventare senza troppi problemi compagne, amanti gelose e confidenti. Il sentimento materno sembra improvvisamente cancellato.
Non tornerà che nel finale…
Ciò che manca è proprio questo, un sviluppo emotivo e psicologico dei personaggi.
Peccato per la regista di “Coco avant Chanel”, che nonostante le ‘buone intenzioni’ – l’idea di partenza è molto interessante – non riesce a smuovere gli animi. La passione è ancora molto lontana… molto.

Silvia Marinucci

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