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La Seconda Natura: Un moderno mecenate

La Seconda Natura: Un moderno mecenate

Marcello Sannino racconta la singolare figura dell’avvocato napoletano Gerardo Marotta.

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“Non c’è pace senza cultura” è il messaggio di un cittadino italiano fuori dall’ordinario: Gerardo Marotta. Avvocato, che dal dopoguerra è stato uno dei protagonisti della vita culturale e filosofica italiana, e continua a lottare ogni giorno con tenacia in una Napoli un tempo capitale del pensiero, ormai abbandonata a sé stessa.
Marotta pur avendo 85 anni non si arrende e dall’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici da lui fondato nel 1975 nello spirito di Benedetto Croce – istituto che ha sede simbolicamente nel palazzo “Serra di Cassano”, dove si riunivano i martiri della Rivoluzione Napoletana del 1799 – promuove un’altra idea di Meridione e d’Italia.
“Un giorno gli si darà ragione e più che mai si capirà che, molto prima degli altri, ha visto lontano, in anticipo sui tempi”. Ha detto di lui Jacques Derrida, quando all’avvocato è stata conferita la laurea Honoris Causa in Filosofia alla Sorbonne di Parigi.
Moderno mecenate – con la sua attività ha distribuito migliaia di borse di studio a ragazzi provenienti da tutta Europa – Gerardo Marotta è un umanista contemporaneo in lotta da mezzo secolo per la diffusione della cultura come mezzo necessario per l’affermazione della giustizia sociale.
Negli anni l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici è divenuto un punto di riferimento a carattere internazionale e ha accolto studiosi da ogni parte del mondo: dallo stesso Derrida a Edgar Morin, da Karl Popper ad Hans-Georg Gadamer.
Ne La Seconda Natura” Marotta profondo conoscitore dei fatti storici dà un’interpretazione del baratro nel quale è caduta Napoli, città dal passato glorioso, e spiega la deriva culturale e politica di un’intera nazione, l’Italia. Simbolo del declino è il sogno che Marotta custodisce, un desiderio mai realizzato: donare alla città di Napoli e a tutti gli studiosi, trecentomila volumi da lui conservati, che non hanno ancora trovato uno spazio pubblico. Un immenso patrimonio sprecato.
Il documentario diretto abilmente da Marcello Sannino (napoletano, ex libraio e oggi regista) fornisce chiavi di lettura oggettive e lucide. Mai retorico o prolisso regala in fondo una speranza: solo una rivoluzione culturale, dialettica e concettuale, che parta dalle scuole, dalle nuove generazioni, radici del futuro e della società, può costruire un vero senso dello Stato.

Francesca Bani

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