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La ‘piccola impresa’ di Rocco Papaleo

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Il suo primo film, “Basilicata coast to coast”, fu un omaggio malinconico e burlesco alla propria terra, un moto dell’animo che lui stesso oggi non esita a definire “un passepartout eccezionale”. Da  quell’esordio sono passati tre anni, ma Rocco Papaleo (qui negli abiti di un prete spretato, Don Costantino) dal suo Sud non si separa e ci torna ancora una volta in compagnia di un’umanità varia, bizzarra e politicamente scorretta che per lui canta, suona e balla sulle note della jazzista Rita Marcotulli arricchite dal brano ‘Dove cadono i fulmini’ della cantautrice pugliese Erica Mou.
Da Riccardo Scamarcio (Arturo) a Barbora Bobulova (Magnolia), da Claudia Potenza (Rosa Maria) a Sarah Felberbaum (Valbona) passando per lo stesso Papaleo (Don Costantino): sono loro le maschere dell’eccentrico microcosmo di “Una piccola impresa meridionale”, in sala dal 17 ottobre.

La musica è molto importante e presente in questo film, una partitura jazz che diventa protagonista. Fai cantare tutti. Come ci sei riuscito?
Rocco Papaleo : La musica è la mia materia, il posto dell’anima. Parte tutto da lì, ho sempre suonato quindi sono completamente immerso nella questione musicale e ho cercato di trasferirla. L’incontro con Riccardo è avvenuto davanti a un’idea musicale così come quello con Barbora e gli altri.
Riccardo Scamarcio: Ci siamo incontrati una settimana dopo la lettura del copione. Rocco mi disse che Arturo era un musicista e gli sarebbe piaciuto farmi cantare e suonare il piano; poi mi fece sentire la sua canzone “Una donna imperfetta” e la trovai bellissima. L’idea di cantare mi piaceva molto, perché attraverso il personaggio potevo andare aldilà del mio pudore.
Barbora Bobulova: Con il personaggio di Magnolia, Rocco mi ha fatto un regalo. Quando venne da me a casa per portarmi il copione vide una pianola da karaoke e mi chiese di cantare qualcosa. Gli cantai ‘Sole spento’ ed è nata così l’idea che anche il mio personaggio cantasse.

E con Erica?

R. P. : Fu Giovanni Esposito a mettermi la pulce nell’orecchio dopo aver rivisto insieme il film: poi ascoltai la canzone di Erica Mou che sembrava scritta proprio per questa storia. Era quello che mancava, così abbiamo creato una sequenza nuova per poterla inserire: ‘Dove cadono i fulmini’ ha dato al film quel tocco che solo una piccola divinità pugliese poteva dare. E’ una piccola gemma, mi ha letteralmente ‘fulminato’.

Come giustifichi il tocco moralista della scena finale, che forse non appartiene né a te né a un film fino a quel momento politicamente scorretto?
R.P.: Forse mi sono lasciato suggestionare dall’immagine delle due spose, una delle prime che mi venne in mente e che avevo in testa sin dall’inizio. Abbiamo costruito tutto per arrivare a quel momento; capisco e condivido la sensazione che lì ci sia qualcosa di retorico. Ma ho voluto pensare al grande pubblico, mi interessava innescare una reazione forte e dare un’immagine non proprio consueta. Ho cercato di usare la retorica perdendo in brillantezza e scorrettezza ma mi sembrava efficace per ciò che un film deve essere: una mina vagante.

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Elisabetta Bartucca

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