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Per altri occhi: Silvio Soldini, così vi racconto la cecità

Per altri occhi: Silvio Soldini, così vi racconto la cecità

Arriverà in diverse sale d’Italia per un solo giorno, il prossimo 9 ottobre: una proiezione unica, un evento speciale che possa fungere da volano per un film come “Per altri occhi” al quale si augura il miglior futuro possibile.
Un documentario diretto da Silvio Soldini capace di rompere gli schemi e invitare lo spettatore a concepire la cecità come valore aggiunto; la scelta è stata quella di catapultarsi nella quotidianità di un manipolo di non vedenti rubandone attimi, giornate e istanti. La scoperta è di un mondo lontano dai cliché ai quali le sovrastrutture e certi retaggi culturali ci hanno abituato; il ritratto è quello di un’umanità appassionata e caparbia, che fa dell’autoironia l’arma segreta per farci superare il concetto di diversità. Un film che insegna a ‘guardarsi’, onesto, libero da falsi pietismi e destinato a intercettare un pubblico più ampio possibile compreso quello delle scuole, e che si spera, possa sfruttare l’ondata buona che il mondo del documentario vive proprio in questo momento.

Come nasce questo progetto?
L’idea è nata due anni e mezzo fa, quando per i miei soliti mal di schiena andai da un fisioterapista, Enrico, che era non vedente. Era un personaggio schivo, poi ha iniziato a raccontarmi le cose che faceva, dei suoi weekend, delle regate, della gare di scii. Mi disse che aveva iniziato a sciare a 54 anni e sinceramente non conosco nessun vedente che a 54 anni sia così tanto impegnato.
Tutto questo mi ha intrigato e incuriosito; attraverso Enrico, poi, ho conosciuto il resto del gruppo.
Con Giorgio abbiamo girato quasi tutta la penisola e alla fine abbiamo deciso quali fossero persone più belle e interessanti per farci un film. Abbiamo girato per quattro settimane sparpagliate in quattro mesi. Avevamo tanto materiale e non è stato affatto semplice montarlo.

C’è una dimensione di quasi di felicità reiterata in questo documentario, il che lascia un certo stupore…
Abbiamo scelto quei personaggi che ci hanno saputo stupire per la loro capacità di andare oltre un handicap che da noi vedenti è forse considerato il peggiore. Quello che emerge è che la felicità non dipende dal vederci o meno, dal sentirci o no: ho scoperto che stupirsi della felicità di chi non vede è assurdo. Molti di loro mi hanno chiesto di non usare alcuna forma di pietismo.

Ciò che avevi immaginati è corrisposto alla realtà?
Ho trovato molo più di quello che mi aspettavo o potevo aver sperimentato all’inizio. Quando son partito per questo viaggio avevo conosciuto molti di loro, tranne Mario che poi ho incontrato durante le riprese della settimana bianca; solo in un secondo momento gli abbiamo chiesto di poter parlare con lui. Il film è nato così, siamo partiti con dei personaggi e poi se ne sono aggiunti altri in corsa. È una pellicola che consente di guardarci, non è solo un film sui ciechi, ma su  di noi e sulla nostra capacità di vederci; è un grande esempio di quanto si possa godere della vita.

Per alcuni di loro il non vedere è valore aggiunto; risulta quasi paradossale per noi. Come li ha scelti e perché non tutti i non vedenti sono felici come i protagonisti di questo film?
Spero che “Per altri occhi” arrivi soprattutto a loro.  È paradossale perché noi non siamo abituati a concepire una situazione simile.

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Elisabetta Bartucca

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