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La Sapienza: Eugène Green e quel viaggio nelle forme del barocco

La Sapienza: Eugène Green e quel viaggio nelle forme del barocco

Un cineasta francese, le suggestioni dell’architettura barocca, i destini di quattro persone che si incrociano e si uniscono. Sono gli elementi di “La Sapienza”, film che il francese Eugène Green sta girando in questi giorni a Roma, in location dal grande impatto visivo come il Chiostro del Bramante. Il regista, molto amato e in passato prodotto dai fratelli Dardenne (in particolare “Le monde vivant” che entrò nella selezione di Cannes nel 2003), si cimenta in una storia che, confessa, “nasce da una mia ossessione, quella per lo stile barocco e in particolare per le opere di Francesco Borromini”.
Il titolo infatti si rifà proprio al capolavoro dell’artista secentesco originario del Canton Ticino, quella chiesa di Sant’Ivo alla Sapienza che separa idealmente il Pantheon da piazza Navona.

E il barocco con le sue forme complicate ma allo stesso tempo armoniche, racconta il regista, “descrive bene l’ossimoro dell’uomo moderno diviso tra spiritualità e un mondo materialista”. Ma questo amore per Borromini non si traduce in didascalia: “Pur rispettando il documentario come forma d’espressione non credo alla possibilità di ricostruire una vita con il cinema e poi sono sempre stato animato dalla convinzione istintiva che la verità più grande risieda nella finzione”.
Per questo viaggio, che lo ha portato anche a Parigi, Torino, Stresa e Bissone, patria di Borromini, Green ha scelto quattro compagni di viaggio: gli attori Fabrizio Rongione, Christelle Prot, Arianna Nastro e Ludovico Succio. Rongione, d’origine belga a dispetto del nome, ha collaborato in passato con Francesca Comencini (“Le tartarughe sul dorso” e “Le parole di mio padre”) ma ha trovato fortuna in patria dove è diventato l’attore feticcio dei fratelli Dardenne che l’hanno voluto con loro in “Rosetta”, “L’Enfant” e “Il matrimonio di Lorna” e con cui solo pochi mesi fa ha finito di girare il nuovo “Deux jours, une nuit” con Marion Cotillard.

“Conoscevo le opere di Green – spiega – e quando ho visto ‘Le monde vivant’ sono rimasto scioccato, l’ho trovato molto mistico e sono felice di aver avuto l’occasione di collaborare con lui”.
Oltre all’ambientazione (e alla lingua, il film è scritto dallo stesso Green in italiano e in francese) l’Italia ci ha messo anche due giovani interpreti, Arianna Nastro e l’esordiente Ludovico Succio, e ha collaborato alla produzione, con la Sarraz Pictures, grazie ai fondi del Mibac, della Torino Film Commission e di Rai Cinema.
“Ci interessava questo film – ha spiegato il produttore Alessandro Borrelliperché Green sa dare un senso estetico al cinema che invece alle volte si appiattisce troppo fino a rasentare lo stile televisivo”. E quanto alla futura distribuzione: “Sicuramente entreremo nel giro dei festival e per le sale ragioneremo regione per regione. Ma valutiamo anche percorsi alternativi, ad esempio potremo proporre la proiezione del film come installazione museale”.

Marcello Lembo

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