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Gloria: il Cile over fifty di Sebastian Lelio

Gloria: il Cile over fifty di Sebastian Lelio

Il film che ha incantato lo scorso Festival di Berlino, facendo vincere alla sua interprete l’Orso d’Argento per la miglior attrice, arriva nelle sale italiane dal 10 ottobre.

4stelle

Sfacciatamente innamorata del mondo, perdutamente giovane nonostante l’età, eroica con una vita che a volte l’ha messa a tappeto. Ecco la Gloria di Sebastian Lelio, protagonista assoluta di un film profondamente umano, che allo scorso festival di Berlino ha strappato sorrisi, pur non risparmiando qualche momento amaro, e conquistato la platea di critici che per una volta forse si è concessa delle emozioni. Una pioggia di applausi meritatissimi per una storia sincera che non lascia spazio ai cliché o alle rappresentazioni tradizionalmente perbeniste della terza età; il regista cileno di “La Sagrada Familia” si abbandona ad un racconto appassionato e senza filtri, politicamente scorretto che rompe il tabù della vecchiaia, del dolore, della solitudine e della morte sdoganandoli dalla sfera di un oblio coatto.
Gloria vive ogni giorno in uno stato di grazia, consapevole di essere arrivata all’ultimo atto, ha un lavoro, due figli, un nipote, un marito dal quale è separata ormai da molti anni,  un minuscolo appartamento, un vicino di casa ‘rumoroso’, una mite domestica e un grande vuoto da colmare. A Gloria non piace la solitudine e neanche sentirsi inutile, le piace invece ritrovarsi in balera a caccia di amori da una notte, fumare hashish e fare in modo che questo ultimo ballo sia il migliore. L’incontro con Rodolfo, un uomo divorziato ma completamente dipendente dall’amore incondizionato verso i  propri figli, sconvolgerà i suoi fragili equilibri.
Gloria è tutto un mondo, ma è anche il Cile più fiero e ribelle che, in pieno fermento sociale ed economico, rivendica i propri diritti, e poi è romantica e sognatrice tanto quanto disperatamente realistica e combattiva.
Non c’è un singolo momento in cui la macchina da presa perda di vista il suo corpo ancora vibrante: un’operazione che sulla scena riscatta Gloria dal ruolo di comprimaria nella vita dei personaggi che la circondano, restituendole la parte di attrice principale.
Ed è straordinaria la vitalità e l’onestà con cui Sebastian Lelio riesce a delineare il ritratto di una donna così umanamente vera, eppure bizzarra; merito anche dell’interprete Paulina Garcia (meritatamente miglior attrice alla scorsa  Berlinale), che regala al suo personaggio la magia di Amelie, la forza di un Rocky in gonnella e il malinconico incedere di una vechia signora sul viale del tramonto.
L’alternarsi di humour e dramma è il leit motiv di tutto il film, una combinazione agrodolce esaltata dalla colonna sonora: si passa dalle ballate romantiche ai ritmi della salsa, dal rock’n roll al bolero, in una danza di canti e suoni
appartenenti alla tradizione latinoamericana, sublimata da una epifanica scelta finale in cui  la Gloria del titolo si svelerà
completamente sulle note dell’omonimo brano di Umberto Tozzi. Chapeau.

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Elisabetta Bartucca

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