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“Black star”: I migranti di Castellani

“Black star”: I migranti di Castellani

Presentato fuori concorso alla scorsa edizione del Festival Internazionale del Film di Roma “Black star – Nati sotto una stella nera” arriva finalmente in sala contando sul coraggio e l’impegno della Point Films che lo porterà al cinema dal prossimo 10 ottobre.
Ispirato  alla vera storia della squadra di calcio di rifugiati Liberi Nantes Football Club, “Black star” è un film attuale e autentico, così come lo sono le storie dei suoi protagonisti orchestrati magicamente da Francesco Castellani.
Il contributo di Marzo Marzocca, la voce narrante del film, le musiche di Ennio Morricone e i brani dei Buffalo Kill e di Lucia Ronchetti, impreziosiscono il film. E la parola durante la conferenza stampa di presentazione, passa subito a Jean Mvogo, membro della Liberi Nantes e attore nei panni di Coffee nel film. “Siamo come una grande famiglia, cerchiamo di far integrare i nostri ragazzi permettendogli di imparare la lingua attraverso corsi di italiano messi a disposizione proprio per loro. Il calcio non è altro che un simbolo di amore e fratellanza”.
Il resto ce la raccontano il regista Francesco Castellani, il cast, lo sceneggiatore David Turchi, il produttore Mario Orfini, Alfredo Parolino del gruppo Bufalo Kill e Daniela Conti presidente di Liberi Nantes Football Club.

Che cos’è la Liberi Nantes?
Daniela Conti: E’ un’associazione sportiva nata nel 2007 da un’idea ispirata ai mondiali antirazzisti che hanno per protagonisti i migranti ‘forzati’. L’associazione ha messo subito a disposizione un campo per i ragazzi mentre la squadra vera e propria è nata un anno e mezzo fa e gioca fuori classifica. L’anno scorso siamo arrivati secondi.
Quattro anni fa abbiamo avuto dal comune il campo XXI aprile, nel quartiere di Pietralata. E’ lo stesso campo che si vede nel film e vi svolgono diverse attività sportive e non. Ci sono diverse squadre in molte città ma purtroppo sono invisibili. Noi siamo riusciti ad essere visibili grazie al film che fa riflettere su come lo sport non è un modo secondario per fare socializzazione.

Cosa ne pensano gli attori di quest’esperienza?
Alessandro Procoli: E’stata un’esperienza ricca di polvere e grande fatica fisica. Cercare di non avere un coinvolgimento emotivo è difficile sentendo  le loro storie. Io non ce l’avrei fatta a superare tutte quelle difficoltà, loro sono persone molto forti, abbiamo formato una vera e propria squadra. Spero che il film venga visto.

Cosa ha imparato il regista dal gruppo di calciatori-attori?
Francesco Castellani: Li conosco da sette anni ormai, abbiamo già realizzato insieme una serie tv e un documentario, queste persone mi hanno insegnato la dignità.

Come avverrà la distribuzione?
F. C. : Il film sarà distribuito in 15 sale, tra cui quattro città capozona, e spero che riscuota successo da parte del pubblico.
Mario Orfini: All’inizio avevo delle perplessità, pensavo che ci sarebbero potuti essere dei problemi perché non c’erano molti soldi a disposizione, poi invece leggendo la sceneggiatura mi sono convinto e sono contento che alla fine il film sia stato fatto. Se anche un solo eroe del mare viene salvato da questo film allora vuol dire che è valsa la pena farlo.

Gabriele, oltre ad essere uno dei protagonisti ti sei è anche occupato del casting…
Gabriele Geri: In Italia purtroppo è difficile fare un film. E’ pieno di persone che sanno fare questo mestiere ma che in realtà sono “invisibili”. La scelta di fare un casting indipendente vuol dire proprio cercare di uscire da questo meccanismo. Siamo diventati una vera e propria squadra, su un campo con 40 gradi a luglio: o ti odi o ti vuoi davvero bene. ‘Free to play’, lo slogan del film, vuol dire anche liberi di recitare.

Qual è il messaggio di questo film, che cosa volete dire?
David Turchi: Le cose da dire sono davvero tante. Il tema trattato è difficile, scottante. Cercare di fare una commedia parlando di queste tematiche è complicato. E’ambientata a Pietralata ma può avere la sua valenza ovunque, c’è tanta gente che ha voglia di fare ma le idee sono rovinate da qualcun altro che le boicotta. Non viene raccontata solo la storia degli emigranti ma è la storia di un gruppo di ragazzi italiani che hanno un’idea ma non riescono a portarla avanti fino in fondo, se non con l’aiuto della magia.

Come ha reagito la gente di Pietralata?
F. C. : Pietralata è un mondo a sé. Ha una sua storia, un suo passato e la cosa più difficile è stata vincere la diffidenza degli abitanti perché nella trama è presente un conflitto con loro.  Pietralata è conosciuta per Pasolini, è il cuore del popolo romano, è stato da sempre un quartiere di rifugiati, tanto che nel periodo di guerra migravano lì gli italiani ma anche i profughi costretti a spostarsi dal centro di Roma. Abbiamo comunque trovato tanta gente disponibile, e per le scene esterne al campo siamo stati anche nei negozi del quartiere.

Da chi sono state realizzate le musiche?
F. C.: E’ difficile per un film indipendente avere musica di valore. Abbiamo incontrato amici di grande talento come Lucia Rocchetti che ha composto per noi ‘Frammenti per viola sola’, Ennio Morricone che ci ha regalato alcuni suoi brani, Fabrizio Fornaci, Giulio Ciani, Simone Fabiani e poi i Bufalo Kill, che hanno scritto e musicato la canzone ‘Black star’.
Alfredo Parolino: Scrivere è stato semplice, sono storie per noi famigliari visto che proveniamo dalla provincia di Caserta, una terra difficile, collaboriamo spesso con associazioni che si occupano della gestione dei beni confiscati alla mafia. Abbiamo fatto nostre le tematiche del film  Noi facciamo blues e ci ispiriamo alle work songs.

Cosa ci dice del Monumento del migrante ignoto presente nel film?
F. C. : E’ stata realizzata dal gruppo Sprout (Denis Imberti e Stefano Tasca) e concepita come una vera opera d’arte. E’ composta da fischietti perché il fischiare è un simbolo, è un richiamo verso quelle persone, un modo per esprimere la nostra accoglienza e il nostro calore umano.

Mariangela Di Serio

 

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