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Addio a Carlo Lizzani. Suicida come Monicelli

Addio a Carlo Lizzani. Suicida come Monicelli

Un volo dal terzo piano del suo appartamento a Prati. Così Carlo Lizzani ha deciso oggi di congedarsi dalla vita, lanciandosi nel vuoto a 91 anni: un gesto che inevitabilmente ricorda quello di un altro signore del cinema, Mario Monicelli, che tre anni fa morì gettandosi dal quinto piano dell’ospedale San Giovanni di Roma dove era ricoverato.
Classe 1922, Lizzani nasce a Roma; esordisce come critico e saggista nel gruppo ‘Cinema’, rivista alla quale collaboravano Antonioni, De Santis, Visconti. Dal 1945 al 1950 lavora come sceneggiatore e aiuto-regista con De Santis, Rossellini (Germania anno zero) e Lattuada (Il mulino del Po). Le sue prime opere come regista sono il documentario “Nel mezzogiorno qualcosa è cambiato” (1949) e i film “Achtungt! Banditi!” (1951), e “Cronache di poveri amanti” (1954). Tra i suoi film più importanti: “La muraglia cinese” (1958),  “Il processo di Verona” (1963), “La vita agra” (1964), “Mussolini, ultimo atto” (1974) “Fontamara” (1980), “Caro Gorbaciov” (premio del Senato alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica Venezia nel 1988), “Celluloide” (premiato con tre David nel 1996), “Maria José: l’ultima regina” (2003), “Hotel Meina” (Globo d’Oro della stampa estera in Italia e gran premio del World Jewish Film Festival in Israele nel 2008), “Scossa” (2011). Parte rilevante della sua vita professionale è dedicata anche al documentario d’arte e di viaggio nonché ad attività di editoria audiovisiva, critica, saggistica e management culturale. Lizzani è stato docente al Centro Sperimentale di Cinematografia, direttore della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia (1979-1983), presidente dell’Associazione Nazionale Autori Cinematografici (1994-2002) e presidente del Comitato scientifico del Museo Nazionale del Cinema.

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Silvia Marinucci

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