LOGO
,

Addio a Giuliano Gemma, eroe gentile

Addio a Giuliano Gemma, eroe gentile

Lo ricorderanno in tanti per il suo volto bellissimo prestato allo spaghetti western, ma Giuliano Gemma, scomparso in maniera tragica nella notte, e’ stato un attore di primo piano anche del cinema d’autore.
Protagonista di quasi 100 film, l’indimenticabile ufficiale del Deserto dei tartari (il suo capolavoro, per il quale ha partecipato all’omaggio a Zurlini all’ultimo festival di Cannes, con la presentazione della copia digitalizzata del film), Gemma ha infatti lavorato a fianco di star internazionali del calibro di Kirk Douglas, Rita Hayworth, Henry Fonda, John Huston, Klaus Kinsky, Fernando Rey, Francisco Rabal, Lee Van Cleef, Florinda Bolkan, Liv Ullman, Van Johnson, Ely Wallach, Jack Palance, Max von Sydow, Philippe Noiret, CatherineDeneuve, Ursula Andress, Senta Berger, Claudia Cardinale.
Gemma arrivo’ al cinema giovanissimo, ma quasi per caso e grazie alla passione sportiva. Ad appena 20 anni la prima apparizione su un set (‘Venezia, la luna e tu‘ di Dino Risi) e appena due di più quando il giovane Duccio Tessari lo scopre sul set di Messalina. Tessari se ne ricordera’ nel 1962, al momento di debuttare con il mitologico ‘Arrivano i titani’ e gli affiderà il ruolo del forzuto Crios. Scelta azzeccata, sia perché il ragazzo ha alle spalle una buona carriera d’atleta con predilezione per il pugilato, sia perché la passione del cinema lo ha portato a girare i set di Cinecittà come comparsa e stunt, lavori grazie ai quali è stato anche al fianco di Charlton Heston in Ben Hur e di John Barrymore ne ‘I cosacchi’.
Tessari nel 1965, gli affida il ruolo da protagonista nello spaghetti western Una pistola per Ringo. Un successo: l’unico personaggio che rivaleggi in popolarità con il pistolero senza nome inventato da Sergio Leone per Clint Eastwood. Come Montgomery Wood, Giuliano Gemma appare una decina di volte nel western all’italiana e ogni film è un successo, tanto da diventare popolarissimo anche all’estero, dall’America al Giappone.
Alla fine degli anni ’60 il suo nome è una garanzia al botteghino e prova la commedia (Anche gli angeli mangiano fagioli, 1972), cerca la guida dei grandi maestri (Il deserto dei tartari di Valerio Zurlini, 1976), sceglie modelli epici (Il prefetto di ferro di Pasquale Squitieri, 1977) e autoironici (Speriamo che sia femmina di Mario Monicelli, 1986). E quando c’e’ bisogno di lucidare il blasone, rimonta a cavallo e offre il suo volto al leggendario Tex Willer di Monelli in Tex e il signore degli abissi, ancora una volta con il fido Duccio Tessari nel 1985.
Carattere gentile ed umanissimo Giuliano Gemna in questa fase della sua vita aveva scoperto la passione per la scultura, arte che ha coltivato fino all’ultimo con grande passione.

20131002-150515.jpg

About the author
La redazione

Leave your comment


         




Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Back to Top