LOGO
,

Redemption: Balletto macabro

Redemption: Balletto macabro

Un uomo che non può più guardarsi allo specchio: è nel suo sguardo che Steven Knight trova pregevolissimi spunti in questo brillante esordio alla regia.
3stelle

Esordio particolarmente denso e audace quello di Steven Knight, alle prese con l’inatteso Redemption – Identità nascoste” (in sala dal 26 settembre), pellicola che ha preceduto il trionfale “Locke”, da molti definito il miglior film di Venezia 70. Il celebre sceneggiatore britannico, famoso per aver collaborato con registi del calibro di David Cronenberg ne La promessa dell’assassino” o con Michael Apted in Amazing Grace, abbatte i muri dell’apparente anonimato – solitamente correlato al genere da lui scelto – dirigendo un thriller-action di buona caratura.  Essendo sceneggiatore di tutto rispetto e con una vasta esperienza, Knight riesce a collidere in maniera egregia il percorso narrativo del protagonista con il contesto che lo circonda, ossia la classica metropoli cupa, animata da costanti atti di violenza e immoralità varie.
Con “Redemption” il regista britannico tenta una vera e propria riflessione moralistica su quella classe sociale meno agiata, costantemente vittima di quella estrusa noncuranza manifestata dagli alti poli di un governo sempre più disinteressato e cinico, reo di non tutelare un contesto socialmente problematico.  Questa presa di coscienza si rende via via palese attraverso le divagazioni a tinte action che Knight mette in atto nel film, mescolandole con il dramma esistenziale di un uomo abbandonato a se stesso, responsabile del proprio destino, nonostante l’immane difficoltà di mantenere razionalità e soprattutto equilibrio nel suo stile di vita. Risulta geniale associare  un ex militare in fuga dalla Corte Marziale, Joey Smith, interpretato dal celebre divo ‘muscolare’ Jason Statham, a una suora poco devota al ruolo che ricopre, Kristina, interpretata dall’attrice Agata Buzek,  particolarmente interessata al balletto classico. E’ attraverso questo mancato  ‘carpe diem’ ricalcato sui destini dei suoi personaggi che il regista britannico mostra tutta la sua abilità a livello di sceneggiatura, rimarcando un crescente, coattivo delirio d’onnipotenza, dirigendo i propri personaggi con crudezza e severità, condannandoli quasi ad una pseudo-redenzione  continua.  La solitudine, elemento costante nel film, viene usata come mezzo idoneo a far espiare colpe ed errori ai due protagonisti, accomunati volutamente dalle loro asettiche identità. Indubbiamente “Redemption” risulta essere un lavoro magistrale e riflessivo, per quanto dotato di una struttura narrativa  classica atto a rendere digeribile al comune spettatore una vicenda intinta nella pece.

Alessio Giuffrida

 

Leave your comment


         




Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Back to Top