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Lo sconosciuto del lago: Alain Guiraudie tra scandalo, divieti e noir

Lo sconosciuto del lago: Alain Guiraudie tra scandalo, divieti e noir

Ha scandalizzato Cannes, catturato la critica e trionfato nella Un Certain Regard con un Premio alla Regia che ne riconosce audacia, coraggio e intraprendenza. La stessa che ha avuto il distributore italiano, la Teodora Film, quando ha deciso di portare “Lo sconosciuto del lago” nelle nostre sale (dal 26 settembre).
Sesso sfrenato, amore, istinto, desiderio: la storia, raccontata dal francese Alain Guiraudie e ambientata in una comunità gay sulle rive di un lago in estate, è soprattutto un noir provocatorio ed estremo che certo non potrà sfuggire la scure della censura tricolore.
“Ci aspettiamo un divieto ai minori di 18 anni.
– ha commentato Vieri Razzini responsabile della Teodora – Ma nient’altro. Non si parla di tagli della censura da tempi lontani, da ormai quasi 50 anni; non vedo cose del genere da “La visione del sabba” di Marco Bellocchio. È vero che in questo paese stiamo tornando indietro, ma spero non ci siano problemi di quel tipo. Risponderemo in maniera intelligente. Certe cose dal sapore fascista andrebbero lasciate cadere”.

È consapevole del fatto che in un paese come l’Italia alcune scene prevederebbero la censura o il divieto ai 18 anni?
In Francia il film ha avuto un divieto ai minori di 16 anni, ma durante la lavorazione del film non ho pensato molto a quello che poteva succedere a livello di censura. Certo, ho dato un’occhiata ai film che sono stati vietati in Francia negli ultimi 15 anni.
So che in Italia il peso della Chiesa Cattolica e del Vaticano è molto forte e mi aspetto un divieto ai minori di 18 anni, come è già successo in Australia e in Inghilterra; non conosco però le specificità della censura negli altri paesi, non me ne sono interessato.
So che le scene di sesso esplicito potrebbero creare qualche problema, ma se le ho tenute vuol dire che servono alla logica del film, c’è un motivo ben preciso per cui ci sono. Se venissero tagliate ne perderebbe il film e se io lo accettassi, non ne rispetterei la logica.

Sembra che il suo film descriva gli omosessuali secondo il classico luogo comune borghese eterosessuale: ovvero promiscui, autolesionisti, soli, psicologicamente immaturi, incapaci di amare, suicidi e assassini. Come allora, un diciottenne che vede questo film potrebbe mai immaginare di vivere serenamente la propria omosessualità?
Sono piuttosto a mio agio con il mondo dipinto nel film e alcuni amici che vivono quel mondo, mi hanno confermato di aver restituito un’immagine reale e vicina a ciò che succede. Sono convinto di aver dipinto in modo realistico quello che succede; ma “Lo sconosciuto del lago” non è un film sull’ omosessualità, che qui è solo un pretesto per un film che invece ha un’ambizione più universale. Mi sono posto diverse domande su questo, la mia intenzione era di fare film con una portata universale e che andasse aldilà dell’universo omosessuale. Siamo ormai oltre, non devo essere io a dirvi che c’è una realtà simile, volevo fare un film capace di parlare a tutti, di andare oltre e superare l’ambientazione omosessuale.
Il punto centrale era analizzare a tutto tondo la questione del desiderio e di quali rischi siamo disposti a correre per soddisfarli, un idea che risale all’antichità a Socrate e Platone.
C’è una mercificazione sessuale, un sesso vissuto con frenesia e senza slancio amoroso, ma c’è anche una figura come Henri che invece richiama un’idea di amore più pura e platonica.
Quando ho finito di scrivere il film avevo anche immaginato di ambientarlo in una comunità di etero molto libertina, ma poi ho deciso di mantenere questa ambientazione senza autocensurarmi: perché è un mondo che c’è ed esiste. Molte delle cose che capitano alle coppie del film, come ad esempio il sesso non protetto, succedono a tutti e non solo ad un omosessuale.

Il finale aperto mette in risalto la follia, racchiude chiaramente il concetto del film…

Non è sicuramente un film a favore del matrimonio, ma Franck vorrebbe uscire da questa routine, da un mondo di sesso sfrenato. Nel film non c’è solo questo, dall’altra parte esiste anche l’amore platonico, totale, rappresentato dall’ amicizia tra Henri e Franck. A parte le due scene di sesso esplicito, ce ne sono tante di amore.

Le scene si concentrano in un unico ambiente. Che tipo di lavoro avete fatto sui suoni come il rumore del vento, delle auto, che irrompono da fuori senza che i soggetti si vedano mai?
Avevo voglia di raccontare un film sensuale, qualcosa di primitivo, per questo ho scelto di mostrare corpi di uomini nudi sulla spiaggia, il lago, l’acqua  ma volevo anche che la civiltà fosse presente. Così attraverso i suoni ho voluto segnalare presenza della civiltà, per fare da contrappeso a questa immagine primitiva e ancestrale. Tutto ciò che abbiamo fatto viene da elementi naturali.

Un film difficile anche per un attore…
John Ford diceva che l’ottanta per cento della regia si basa sulla scelta degli attori giusti. Ho lavorato tantissimo al casting e sin dall’inzio abbiamo avvertito tutti di cosa li avrebbe aspettati, ovvero scene di nudo, sesso esplicito, abbracci. Chi non era pronto a questo tipo di lavoro non si è proprio presentato..
Quando scrivo non lo faccio mai pensando ad un volto specifico, perciò in fase di casting cerco tantissimo l’attore che possa corrispondere il più possibile al personaggio scritto; anche se poi non ne trovo mai uno che corrisponda esattamente a ciò che ho in mente.
Mi piace che l’attore alimenti e infonda con il suo vissuto qualcosa di nuovo al personaggio da me creato, è un lavoro che va in ambedue le direzioni.
La cosa importante era inoltre, che emergesse la coppia Franck e Michel; abbiamo provato tanto per me è stato subito evidente chi fossero gli elementi della coppia.
Non nascondo che avevo un certo timore di girare alcune scene nonostante li avessi avvisati che avrei scritturato delle controfigure per le scene di sesso esplicito; pur consapevoli che sarebbero stati nudi per quasi tutto il tempo, non sapevo mai fino a che punto sarebbero stati disposti a spingersi. Ne abbiamo parlato a lungo e ho addirittura chiesto, attraverso alcuni disegni, le posizioni precise che avrei voluto durante gli atti d’amore.

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Elisabetta Bartucca

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