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Universitari: Come cresce la generazione Moccia

Universitari: Come cresce la generazione Moccia

Federico Moccia torna dietro le telecamere e racconta gioie e dolori della vita da studenti universitari. In sala dal 26 settembre.

2stelle

La generazione Moccia é cresciuta. Dalle aule dei licei romani, ora la scena si sposta in quelle universitarie, raccontando gioie e dolori della vita di uno studente. Almeno cosí ci si aspetta che sia, in realtá “Universitari”, in sala dal 26 settembre, descrive un mondo completamente agli antipodi di qualsiasi tipo di vita universitaria. Non c’è nulla di reale in questo film, anzi, le atmosfere e i dialoghi che hanno da sempre caratterizzato le produzioni precedenti di Moccia qui vengono prepotentemente riproposte, raccontando una storia fin troppo prevedibile e presentando personaggi dallo scarso spessore. La sensazione è quell di trovarsi davanti a un lungo spot televisivo.
Ma andiamo con ordine: iniziamo dalle incongruenze. E’ vero che a Roma gli affitti sono abbastanza cari, ma finire in affitto nella stanza in una vecchia clinica abbandonata alla periferia estrema della capitale è una decisione che nemmeno la matricola più sprovveduta riuscirebbe a prendere. E ancora: in quale casa di universitari gli abitanti si svegliano tutti alla stessa ora e fanno colazione comodamente seduti, con ogni ben di Dio davanti? Si sa che, molto spesso, la colazione per un universitario è un optional. Ed è surrealtà allo stato puro farla seduti comodamente in cucina con gli altri inquilini. Un film del genere dovrebbe raccontare non solo l’amore e le amicizie, ma anche i problemi che ogni giorno uno studente incontra nei meandri di un ateneo, soprattutto se l’ateneo in questione è quello de La Sapienza, dove il pericolo è appollaiato dietro l’angolo e può seriamente compromettere il tuo stato psico-fisico. Contestazioni, occupazioni, manifestazioni sono all’ordine del giorno, ma Moccia le mette da parte, dedicandosi solo al tema dell’amicizia e dell’amore senza cogliere tutte quelle sfaccettature che caratterizzano la vita di un universitario.
Il gruppo di amici, come accade in una qualsiasi buona casa di un fuorisede, si trasforma pian piano in una grande famiglia, anche grazie all’ossessione che uno dei personaggi del film (il narratore Carlo) ha nei confronti del focolare domestico. Unico pregio forsem di una pellicola che stanca quasi subito. A livello filmico, “Universitari” non resta impresso per le tecniche utilizzate né per la sua fotografia. I silenzi della storia vengono riempiti da musica ridondante, mentre alcuni dialoghi sono accompagnati da sottofondi musicali di dubbio gusto.
I personaggi non hanno alcuno spessore e nessuno dei giovani attori brilla per la sua interpretazione. Da corollario alle giovani leve, tutta una serie di personaggi “grandi”: dalla melodrammatica Barbara De Rossi, alla stralunata Amanda Sandrelli, dall’urlatore Fabio Troiano, all’inespressivo Enrico Silvestrin. A salvare il tutto ci pensa l’indubbio e storico talento di Maurizio Mattioli. Peccato, però, che la sua presenza sia limitata a poche scene.

 

Augusto D’Amante

 

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Silvia Marinucci

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