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Sotto assedio: Fermati o la Casta spara

Sotto assedio: Fermati o la Casta spara

L’action sparatutto di Roland Emmerich, in uscita il 26 settembre, prende di mira (e non è la prima volta) i palazzi del potere americano. Il risultato è un film adrenalinico e caciarone preso in contropiede dagli eventi della vita reale.
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Le coincidenze a volte possono piegarti le ginocchia. E le coincidenze non hanno certo favorito “Sotto assedio – White House Down”, ultima fatica di Roland Emmerich, che come il suo protagonista, l’ex soldato Channing Tatum, si è trovato in mezzo a una situazione più grande di lui. L’action ambientato alla Casa Bianca s’è ritrovato a fronteggiare prima la concorrenza di un film quasi gemello, “Attacco al potere” di Antoine Fuqua, e poi il clima di tensione internazionale, con conseguenti venti di guerra, sulla questione siriana. E così la storia, che racconta del blitz di un gruppo di terroristi che vuole uccidere il presidente (un Jamie Foxx decisamente ‘obamiano’) colpevole di un pacifismo eccessivo (almeno finché non imbraccia un fucile), non può che scadere nell’ironia involontaria.

Di questo non si può incolpare il regista di “2012”, né tantomeno lo sceneggiatore James Vanderbilt, anche se entrambi di responsabilità ne hanno altre. “White House Down” pecca infatti di uno schema prevedibile all’inizio (un tour nella dimora del presidente ci illustra gli elementi che poi ritorneranno a poco a poco nel film) e di dialoghi (specie quando si espone la situazione politica alla base della trama) tanto elementari che  potrebbero sembrare ingenui anche ai ragazzini. Ragazzini che di realpolitik ormai fanno indigestione sia nelle trame dei telefilm che in quelle dei videogiochi. Così l’eccessiva stilizzazione fa apparire blanda e caricaturale la figura del presidente, facendo girare a vuoto un attore di talento come Foxx.

Fortuna vuole che un film d’azione come si deve lasci presto spazio alle sparatorie e alle battute cult. Qui sicuramente le note più positive del film. A 25 anni da “Trappola di Cristallo” Tatum è un passabile erede di John McClane. In canotta dopo pochi minuti affronta nemici spietati, un po’ rapinatori un po’ terroristi, e l’inettitudine e il doppiogiochismo di alleati veri e presunti. E insieme a John, l’ex soldato, si muove una banda di Rambo per caso. A cominciare da James il presidente, senza dimenticare Emily la bambina e Donnie la guida turistica. Certo i momenti più spassosi (l’inseguimento nei giardini della Casa Bianca) sono alternati a scene già viste, che invece avrebbero dovuto essere le più spettacolari. Era stato proprio Emmerich a far saltare la Casa Bianca in “Independence Day” (e il film stesso ce lo ricorda), difficile emozionarsi per l’esplosione del Capitol Hill adesso.

Resta infine una piccola considerazione sullo shock culturale di un film del genere visto da un italiano. Gli americani non sono nuovi all’eroicizzazione delle loro figure politiche (l’Harrison Ford di “Air Force One”, o il presidente pilota di caccia di “Independence Day”), idea che in Italia farebbe fatica a prendere piede. E di certo nessuna bambina, neanche la più fanatica, oserebbe elencare le dotazioni dell’auto blu del presidente, che al massimo sarebbe vista come uno spreco di soldi pubblici, specie se nel portabagagli avesse un lanciamissili.

Marcello Lembo

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