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Percy Jackson e gli dei dell’Olimpo – Il Mare dei Mostri: Provaci ancora Percy

Percy Jackson e gli dei dell’Olimpo – Il Mare dei Mostri: Provaci ancora Percy

Torna sugli schermi il mezzosangue Percy Jackson. Tra effetti speciali notevoli e una storia dal ritmo incalzante, questa volta si riscrive, banalizzandolo, il mito del vello d’oro.
3stelle

Sono passati un po’ di anni dalle sue ultime avventure e Percy Jackson lo sa benissimo: al Campo Mezzosangue vive la sua frustrazione ogni giorno, sperando di poter finalmente dimostrare a tutti, ancora una volta, chi è. In suo soccorso accorre l’oracolo di Delfi, che si cela tra le cose dimenticate di una soffitta e che gli parla di una profezia che potrebbe riguardarlo: sarà lui a distruggere per sempre l’Olimpo e i suoi divini abitanti? O, ancora una volta, lo salverà?

Fortemente sconsigliato agli amanti della mitologia e dell’epica greca più agguerriti (scoprire che Circe ha acquistato un’isola al largo della Florida per costruire un parco giochi dal nome ridicolo, Circelandia, farebbe rivoltare nella tomba non solo Omero, ma chiunque abbia amato le avventure di Ulisse, e farebbe risentire gli abitanti di San Felice Circeo), questa seconda pellicola dedicata all’unico mezzosangue figlio di un dio antico, quale Poseidone, riprende il mito del vello d’oro, il famoso manto tanto cercato dagli Argonauti, e lo banalizza, arrivando a proporre una teoria che potrebbe spiegare gli strani episodi nel Triangolo delle Bermuda (togliendo fascino al nostro Stretto di Messina). Visivamente il film non lascia insoddisfatti, anzi: gli effetti speciali sono studiati in ogni dettaglio e la fotografia rende le immagini proiettate davvero suggestive. Bellissima la cavalcata a filo d’acqua sull’ippocampo mandato da Poseidone: in quel simpatico animaletto si può notare qualche somiglianza con Falkor, adorabile e indimenticabile personaggio de La Storia Infinita.

A livello narrativo, invece, la pellicola diretta da Thor Freudenthal propone tanto, forse troppo, e in maniera molto sbrigativa (in fin dei conti il film dura un’ora e quarantacinque minuti). Tolti i panni drammatici vestiti impeccabilmente in “Noi siamo infinito”, Logan Lerman riveste quelli di Percy Jackson, circondato ancora una volta da tutti i suoi amici e da qualche new entry, tra cui anche un inaspettato fratello ciclope (a tal proposito, non dilunghiamoci troppo sul concetto di “diversità”, primo perché il film non lo approfondisce, secondo perché il modo in cui viene trattato l’argomento è molto banale). Tutti personaggi che, però, non hanno un forte spessore, ma sembrano solo pedine per far trionfare il vero protagonista, Percy. Degna di nota, per la sua carica comica, l’interpretazione che di Dioniso fa Stanley Tucci.

Se nel primo film il finale non lasciava molto in sospeso, qui tutto resta appeso ad un filo e prima dei titoli di coda si assiste ad una serie di stratagemmi che esplicitamente richiamano la produzione di un altro film della serie. Tanto che ci si aspetta di vedere proiettato, da un momento all’altro, il trailer del terzo film.

Augusto D’Amante

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