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Come ti spaccio la famiglia: Nessuno è (im)perfetto

Come ti spaccio la famiglia: Nessuno è (im)perfetto

Il regista californiano Rawson Marshall Thurber spiega il suo concetto di “famiglia” congiungendo quattro individui poco raccomandabili e moralmente scorretti, emblemi della società medio-borghese contemporanea.

3stelle

Il regista di “Palle al balzo” torna a far ridere le platee di mezzo mondo con questo notevole successso commerciale che, pur avendo incassando oltre 126 milioni di dollari negli U.S.A e 55 milioni di dollari nel resto del mondo,  è stato accolto tiepidamente e un po’ aprioristicamente dalla critica, non riconfermando quindi l’interesse suscitato dal ‘film sportivo’ con Stiller e Vaughn. Le virgolette sono d’obbligo con Marshall Thurber se gettiamo – anche qui – un occhio al contesto decisamente poco sofisticato ed attraente, che risulta però humus ideale per  quell’umorismo salace e scorretto, con cui la classica società filo-borghese viene rivelata come autentico alveare di pregiudizi e finti buonismi. Il tanto cinismo presente in questa commedia ‘illusoria‘ , la rende una vera e propria perla per gli appassionati del genere. La vena sarcastica di Thurber risulta tanto audace quanto ben ponderata, tanto che a tratti verrebbe da accomunare “Come ti spaccio la famiglia allo stile per i più rivoluzionario con cui i Fratelli Coen hanno ravvivato il genere a partire da “Il grande Lebowski”. Per il regista californiano la vera unione del nucleo familiare viene conseguita affrontando unanimamente situazioni paradossali, affrontando le quali i Miller (We’re the Millers è il titolo originale del film) adottano puntualmente atteggiamenti politicamente scorretti e a dir poco subdoli. Un vero e proprio cataclisma anti-perbenismo che utilizza come strumento di grasse risate una finta famiglia ‘su misura’ che risulta più genuina di un nucleo familiare standard, proprio perché ghettizzato a dovere e reso molto meno asettico e qualunquista. Per quanto concerne le interpretazioni, notevole quella di Jennifer Aniston, che nonostante la sua non più veneranda età risulta provocante e più sexy che mai nei panni della spogliarellista Rose. Bravo anche Jason Sudeikis nei panni di David Burke, bonaccione e strampalato spacciatore di stupefacenti. Thurber merita quindi attenzioni importanti in vista di un futuro che prevediamo roseo sul piano degli alti budget. La sua voglia di proporre una commedia quasi laida, letteralmente sommersa dall’umorismo nero, è così insistita da rivelarcelo come un autore ‘in potenza’, tanto esilarante quanto più si spinge oltre il limite nell’esaltare l’imperfezione a scapito del moralismo spicciolo.

Alessio Giuffrida

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