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Una fragile armonia: Equilibri imperfetti

Una fragile armonia: Equilibri imperfetti

Yaron Zilberman dirige un dramma da camera. L’ultima esibizione di un celebre quartetto d’archi diventa occasione per raccontare i fragili equilibiri delle relazioni umane.

2stelle

Un kammerspiele, forse non del tutto riuscito, un dramma da camera che si consuma sulle note del Quartetto in Do diesis min, op. 131 di Beethoven. Sullo sfondo la New York, quasi non identificabile, della scena culturale moderna, assopita tra gli interni ovattati dell’Upper West Side e le vie ammantate di neve. “Una fragile armonia”, in sala dal 12 settembre per Good Films, nasce, cresce e si nutre di queste atmosfere:  la storia di un quartetto d’archi che si prepara al concerto per l’anniversario dei suoi 25 anni, forse l’ultimo, diventa per il regista Yaron Zilberman l’occasione per raccontare la fragilità delle relazioni umane.

Solo il potere ipnotico e quasi ‘divino’ della musica riuscirà a preservare quello che i quattro protagonisti di questa storia – Peter, Robert, Juliette, Daniel – hanno costruito nel tempo: un legame umano oltre che professionale tenuto in piedi da colpi di metronomo, archetti, fraseggi e messo in crisi dalla diagnosi della malattia di Peter.
Un’esplosione di sentimenti repressi, gelosie taciute, segreti inconfessati; una parabola discendente incapace però di emergere nel suo senso più profondo. Il film rischia costantemente di affogare sotto una coltre soffocante di parole, musica e performance poco caratterizzanti, mentre una messa in scena barocca e ridondante finisce per appiattire persino volti come quelli di Philip Seymour Hoffman e Christopher Walken.
Un gran peccato.

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Elisabetta Bartucca

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