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Cristian Stelluti svela i segreti di “Rush”

Cristian Stelluti svela i segreti di “Rush”

Dal set di Ron Howard, il racconto e l’esperienza di un attore italiano, Cristian Stelluti, che ci rivela i segreti, umani e professionali, di una produzione milionaria.

Un tuffo nel passato della Formula 1 per rivivere scontri epici e ritrovare nomi leggendari. Niki Lauda, James Hunt, Clay Regazzoni sono i protagonisti di “Rush”, il  film di Ron Howard che vi sveliamo in esclusiva.
Direttamente dal set ecco il racconto dei segreti, umani e professionali, di una produzione milionaria osservata con gli occhi attenti di un attore italiano, Cristian Stelluti.

Cristian, sei nel cast di un film attesissimo che è ambientato nel 1976, il tuo anno di nascita, e racconta una storia incredibile ma vera, quella di Lauda…
Sì ho vissuto un set incredibile, adrenalinico e non solo per la velocità dei bolidi di Formula 1 che racconta. Ha tutto, azione, dramma, è la storia vera di Niki Lauda, del suo tragico incidente al Nurburgring, ma anche dell’amore-odio con James Hunt, definito un pilota playboy; insomma un film per appassionati della velocità ma non solo.
Poi per quanto riguarda i numeri io non credo alle coincidenze, credo molto di più al fatto che nulla succede per caso, alla teoria della sincronicità. E poi, io sono nato accanto all’autodromo di Monza…

So di un provino molto particolare che hai dovuto sostenere per ottenere la parte: un training da vero meccanico di Formula 1…
Sì, questo è molto divertente. Il giorno del provino a Londra ci hanno messo nelle condizioni di fare un cambio gomme vero, in circa 5 secondi, con delle vere monoposto di Formula 1 degli anni Settanta. Sono macchine bellissime, molto diverse però da quelle che abbiamo oggi; basti pensare che quelle ruote avevano una molla che reggeva il dado centrale, cosa che rendeva estremamente più complicato lo smontaggio, e noi dovevamo farlo per davvero. Inutile dire che molti sono stati scartati proprio perché non in grado di sostenere ‘fisicamente’ la prova.

Un provino fisico, ma il rapporto con il tuo regista com’è stato?
Bè, io vengo da piccole produzioni, da “Centovetrine”, lui invece ha fatto “Cinderella Man”, “Apollo 13”, insomma un mito assoluto, Ron Howard. E invece il lato più bello del mito è quello di avere il massimo rispetto per tutti i professionisti che gestisce su un set da milioni di dollari.
Arrivava puntualissimo, con il suo cappellino calato sulla testa, quasi timidamente, ma in grado di tenere sotto controllo tutti gli aspetti della produzione.
Un esempio di vita, non come tanti registi, anche italiani, appena arrivati eppure già intoccabili…

Come spesso accade, un set tecnologico per Ron Howard, cosa ci racconti di questo aspetto del film?
Pensa che c’era un elicottero particolare, lanciato alla stessa velocità di una macchina di Formula 1, ad un metro di distanza dall’azione, con qualsiasi clima, pioggia, sole, vento… Sento che verranno fuori delle riprese incredibili. E poi la quantità di camere per la stessa ripresa da tantissime angolature… Ron è un perfezionista che sta sul campo: sempre sotto la pioggia dietro a noi al pit stop, alle ripartenze; viveva l’azione dal vivo. Pensa che con la pioggia artificiale e il freddo di Londra lui stava lì con noi. E’ un grande.

E del tuo pilota Daniel Bruhl cosa ci racconti?
Corro il rischio di ripetermi, ma anche con lui il rapporto umano è stato fondamentale. E’ un attore giovane ma già in grande ascesa, potrebbe ‘menarsela’ come si dice da noi, invece è stato sempre in grado di concedere lo spazio per la battuta anche a noi che avevamo purtroppo una parte meno ampia della sua.

Tu sei un brianzolo – pur di genitori pugliesi – che non ha mai visto dal vivo un Gp di Monza, è vero?
Ma lo farò, ormai sono un appassionato. Poi Rush lo abbiamo girato dal vero. I nostri coach erano veri ex meccanici del Circus negli anni Settanta. Erano sempre presenti, una volta grazie ad uno di loro ho evitato un incidente anche serio. Una macchina mi è passata davvero vicina e se lui non mi avesse tirato per la giacca ci avrei rimesso sicuramente una gamba… Questi veri meccanici ci hanno parlato davvero di un ‘balletto’, di una sincronia perfetta ai box, non dovevi guardare gli altri per riuscire a effettuare il pit stop da record. E questo abbiamo ricreato nel film di Howard.

La tua carriera non si ferma qui però. Corre come quei bolidi di Rush?
Lo spero. Quello che so però è che non bisogna mai fermarsi, bisogna mettersi in gioco, non mollare. La grinta c’è, altrimenti non si può fare questo mestiere. Ammetto però che dopo aver visto come si lavora a Londra vorrei trasferirmi…

In che senso?
Che a Londra il cinema è un mestiere serissimo, è un business, come negli Stati Uniti. Come per le aziende in tutto il mondo. In Italia ti chiedono sempre che mestiere ‘vero’ fai per vivere, anche i miei genitori quando parto per un set mi dicono ‘divertiti’. Scherzi a parte, se cambierà questa mentalita’ potremo tornare ad essere grandi.

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