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Venezia 70, Bertolucci: il Leone a Rosi? Una scelta coraggiosa

Venezia 70, Bertolucci: il Leone a Rosi? Una scelta coraggiosa

Leone d’Oro al documentario “Sacro Gra”. Il cinema del reale conquista Venezia.

Un Leone d’Oro a sorpresa che disattende tutti i pronostici della vigilia. Alla fine di un tam tam di titoli che si erano rincorsi per ore, il documentario di Gianfranco Rosi “Sacro Gra” è il film che mette d’accordo tutti i giurati del Festival di Venezia. A distanza di quindici anni dal trionfo di “Così ridevano” di Gianni Amelio, il Leone torna all’Italia e apre coraggiosamente al cinema del reale.
L’inizio di una nuova era? Forse sì, se è vero come sottolinea il presidente di giuria Bernardo Bertolucci che “ora i documentari vanno ai festival e vincono anche un Leone d’Oro. È qualcosa di nuovo e coraggioso”.

Ha detto che voleva un Leone che la “sorprendesse”. Siete stati tutti stupiti dal documentario di Gianfranco Rosi? Eravate unanimi?
È stato dato con grande entusiasmo, ma non ricordo se l’unanimità sia arrivata subito alla prima votazione; quello che ricordo invece è che nessuno ha detto: “Invece di Sacro Gra preferisco…”.  “Sacro Gra” è sorprendente, Rosi è riuscito da solo a farci affezionare e scoprire dei personaggi. Tutto è stato realizzato con grande stile, più passa il tempo più Rosi riesce ad affinare il suo ostile.
Il modo di Rosi di avvicinare questi personaggi, questi spazi ha qualcosa di francescano, c’è una certa purezza nei suoi film che mi fanno pensare a San Francesco.

Siete stati unanimi nell’assegnare la Coppa Volpi a Elena Cotta?
Ci è sembrato che lo scontro tra le due donne di “Via Castellana Bandiera” fosse non solo una buona idea per un film, ma anche un modo per risalire a due identità nella loro essenza più primitiva e in questo senso il film di Emma Dante ci è piaciuto molto.

”Sacro Gra” fa riferimento a una realtà specifica. Come è stato percepito questo tipo di mondo e di film molto locale dalla giuria straniera?
Tutti i membri della giuria hanno sentito la forza poetica del film di Rosi. Eravamo tutti unanimi.

Come avete giudicato e percepito il documentario di Edgar Morris?
Ne abbiamo discusso molto. Qualcuno con grande humour ha pensato di dare un premio come miglior attore e attrice a Donald Rumsfeld. Il sorriso di Rumsfeld è un ghigno fatale. È bello che Venezia trovi spazio per il documentario. È tempo di sdoganare questo genere dalla marginalità, ora i documentari vanno ai festival e vincono anche un Leone d’Oro. È qualcosa di nuovo e coraggioso.

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Elisabetta Bartucca

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