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L’ ‘aliena’ Scarlett sbarca al Lido

L’ <em>‘aliena’</em> Scarlett sbarca al Lido

Il Lido stronca l’esperimento di Jonathan Glazer, “Under the Skin”, uno degli ultimi titoli del concorso veneziano. La sua aliena dalle fattezze umane che si aggira per il mondo, Scarlett Johansson, non incontra i gusti della platea veneziana che accoglie l’anteprima stampa con freddezza, addirittura con qualche fischio. Un road movie, un’esperienza che la stessa attrice
oggi durante la presentazione del film in Laguna, ha definito “spaventosa e terrorizzante”.

Laura è un’aliena che si aggira per il mondo. Come avete lavorato alla sua creazione?
Scarlett Johansson: Dopo le prime due o tre riprese ho capito subito dove volevo andare con questo personaggio. Non avevo delle idee preconcette, ma ci sono volute un paio di settimane prima che prendesse piede dentro di me. È una figura che non conosce l’umanità, non ha nessuna intenzione specifica, è parte di un’entità ed è stato difficile trovare una chiave interpretativa all’inizio. Abbiamo dovuto cominciare da zero.
Jonathan Blazer: Per Scarlett è stata una scoperta, non aveva dei precedenti.

Avete discusso di come dovesse muoversi?
S. J. : Sì, tutto quello che Laura fa è per un scopo specifico, ogni sua azione è diversa però dal modo di muoversi di un alieno ad esempio in un film di Tim Burton. Volevamo mostrarla accesa quando doveva essere accesa e spenta quando doveva osservare il mondo intorno a sé.

Che tematiche avete voluto esplorare?
J. G. : Amore, morte e vita. In realtà non ce li avevamo in mente sin dall’inizio: come in ogni storia i temi stanno lì ed emergono strada facendo. In questo caso siamo partiti da un sentimento e dall’idea di vedere il mondo attraverso gli occhi di della protagonista, poi ci siamo soffermati sul modo in cui Laura diventa da alieno donna e siamo finiti per fotografare una sorta di risveglio.

È stato coraggioso da parte vostra usare lo stesso titolo di un film inglese di dieci anni fa.
J. G. : È il titolo del romanzo da cui è stato tratto il film e sono stato io a volerlo mantenere.

Il fatto che i dialoghi in alcuni momenti fossero quasi indecifrabili?
J. G. : L’alienazione del personaggio, il fatto di vedere il mondo attraverso gli occhi di Laura sono tutti elementi per cui non mi ha disturbato che in certi momenti il dialogo fosse indecifrabile, anzi è quasi un bene.

Avete usato anche delle cineprese nascoste e degli attori non professionisti.

J. G. : Ne abbiamo realizzato alcune molto piccole in modo da poterle nascondere e da poter filmare Scarlett nel mondo senza che il mondo sapesse che si stava girando.
Abbiamo usato otto cineprese che filmavano Scarlett da otto angolazioni diverse; volevamo osservare il personaggio di Scarlett che andava a disturbare il mondo. Il suo personaggio è l’unica bugia in tutto il film.
S. J. : Gli altri attori seguivano un dialogo scritto, noi no e questo ha reso possibile una performance genuina. Facevamo tutti parte dell’ambiente in cui eravamo collocati, non c’era una linea netta di demarcazione tra realtà e finzione. Eravamo in grado di plasmare la scena partendo da questo presupposto, facevamo sei o sette ciak prima che la gente capisse cosa stessimo facendo.
Le reazioni sono state delle più diverse: alcuni ti riprendevano, altri invece si preoccupavano di quello che stava accadendo. Questa dicotomia era affascinante. È stata un’esperienza spaventosa, ero terrorizzata di vedere come avrebbe reagito la gente.
Ho dovuto abbandonare l’istinto umano di proteggerci l’uno con gli altri, dimenticare la paura e il timore ed essere sempre molto presente. È stata una specie di terapia .

In cosa “Under the Skin” è diverso dai tuoi film precedenti?
S. J.: Innanzitutto non credo si possa definire una pellicola di fantascienza, penso sia stato interessante farlo e lo sarà anche guardarlo, ma è un’esperienza che non si adatta a un genere in particolare. Non ha una sua morale, non possiamo etichettarlo, non appartiene a un unico genere.

Ci sono stati momenti difficili?
S. J.: Una delle scene più complicate è quella girata con Adam, quando Laura viene liberata. È stato complessa da trovare; era stata scritta sul copione, ma Adam non è un attore e non è stato semplice prenderlo alla sprovvista. Come uomo credo cercasse di trovare il modo di proteggere la sua vulnerabilità.

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Elisabetta Bartucca

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