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Senza Pace: Questo sfocato e contraddittorio Pigneto!

Senza Pace: Questo sfocato e contraddittorio Pigneto!

Pellicola low-budget interamente dedicata al Pigneto, “Senza Pace” è il modo di vivere di una generazione ricca di contraddizioni, tra aperitivi solidali e gite in barca.
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Roma. Esterno Pigneto. “Senza Pace” non è solo un titolo, ma un modo di vivere e di essere. E’ ciò che caratterizza una generazione senza età presa in giro e sfruttata da un sistema che pensa solo a pochi. Una generazione che, però, non si sente ai margini, ma si muove su un filo pericoloso: quello del fallimento. Lorenzo (Max Pica) e Lena (Roberta Bizzini) lo sanno bene. Lui, 50enne, è un solitario che sbarca il lunario accontentandosi di un lavoro da pony express, dipinge e vive in un magazzino. Lei, 30enne, viene da Bruxelles, ma ha alle spalle una difficile relazione con un famoso giornalista, sposato e con figli, di Firenze.

Lena è a Roma da due settimane e, a prima vista, sembra una ragazza indifferente, quasi apatica nei confronti di tutto e tutti. I due si incontrano al Pigneto, caratteristico quartiere della movida romana, ricco di contraddizioni e di difficoltà. Diventano emblema di quei luoghi, ne respirano l’essenza tanto da diventare una sola cosa con le strade e i locali del Pigneto. Nei dialoghi rubati ai clienti del Forte Fanfulla e riportati nella pellicola, vivono le contraddizioni di un quartiere che ospita una umanità variopinta fatta di personaggi che sembrano popolare fiabe moderne dal carattere metropolitano.

In programmazione fino al 3 settembre al Cinema L’Aquila di Roma (sempre al Pigneto), la pellicola low budget di Fabio Morichini, Matteo Sapio e Enrico Tacconelli colpisce innanzitutto per le musiche (sempre made-in-Pigneto) che sottolineano alla perfezione stati d’animo e situazioni che, forse volutamente, la direzione degli attori non riesce ad esprimere. Colpisce anche per le immagini, questa volta volutamente in bianco e nero e modificate con casalinghi (ma affascinanti) effetti digitali, e che rendono ancora di più quel concetto espresso dal titolo. I luoghi richiamano i film e i romanzi di Pasolini e fanno piacere, soprattutto per gli amanti del cinema muto, le citazioni dei registi espressionisti tedeschi e di Eizenstejn. Tuttavia la recitazione degli attori (in alcuni casi eccessivamente forzata) e la pesantezza (sia filmica sia di racconto) non aiutano il film a restare particolarmente impresso nello spettatore. Piuttosto fanno venir voglia, una volta usciti dal cinema, di girare l’angolo e, anche per dimenticare tanto grigiume, andarsi a godere una bella birra fresca tra le strade (coloratissime!) del Pigneto.

Augusto D’Amante

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