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L’arte della felicità: la Napoli decadente di Rak

L’arte della felicità: la Napoli decadente di Rak

Tocca allo sguardo lucido del napoletano Alessandro Rak aprire la 28° Settimana Internazionale della Critica. Malinconia, realismo e il potere evocativo dell’animazione.
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Crepuscolare, apocalittica, decadente. Ecco la Napoli de L’arte della felicità, esordio animato di Alessandro Rak, a cui La settimana della critica veneziana affida quest’anno la sua apertura.
Una scelta controcorrente al Lido, che premia un’animazione capace di unire l’intrattenimento al saggio filosofico. Plumbeo e catastrofico il cielo del capoluogo partenopeo diventa presagio di una fine imminente dell’umanità; personaggio e insieme cornice sullo sfondo della quale si alternano anime, fantasmi, surreali protagonisti di una Napoli che assurge a metafora della condizione umana, sopraffatta, in bilico, in cerca di riscatto, lasciata annegare tra le incertezze della contemporaneità.
Rak sciorina in un racconto per immagini – che nulla ha da invidiare alle favole del Sol Levante – un flusso di memorie, un sali scendi di bizzarri personaggi traghettati da Sergio sul suo taxi, meraviglioso microcosmo dove il tempo si è fermato e la realtà entra ed esce ora sotto forma di degrado ora nella veste onirica di un Oriente evocato dai ricordi della mente.
Una terra di mezzo, il limbo di uomini e donne in fuga tra le strade sommerse dalla pioggia battente e ‘affrante’ dai cumuli di immondizia: in lontananza il Vesuvio che ne deciderà simbolicamente il destino.
E alla fine il potere salvifico della musica.

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Elisabetta Bartucca

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