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In Trance: Il piacere di soggiogare la mente

In Trance: Il piacere di soggiogare la mente

Si può mentire a noi stessi? Addentrandosi nella mente umana ed esplorandone i vari stati d’alterazione, Danny Boyle prova a dimostrarlo.
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Dopo ben tre anni d’assenza, il regista di “127 Ore” torna a dirigere un thriller psicologico dai contorni sentimentali. Boyle si conferma sempre più regista poliedrico, impostando il film con rapine alla ‘heast-movie stile Tarantino, passando poi verso la seconda parte del film ai complessi rebus mentali alla Nolan. Nonostante il film sia perlopiù strutturato come  un thriller-psicologico,  è presente in maniera decisa anche la componente sentimentale, con una ammaliante  Rosario Dawson nei panni di Elizabeth , affascinante ipnoterapeuta di Simon (James McAvoy). Fondamentale il ruolo di femme fatale che ha la Dawson nel film, talmente ipnotico da elevarla all’istante al livello dei ruoli degli (apparenti) protagonisti, sia quello dello smemorato Simon che quello dello spietato criminale Frank (Vincent Cassel), che risultano meno efficaci e meno caratterizzati.
Come per ogni film di Boyle che si rispetti, è presente quella tensione adrenalinica divenuta oramai suo marchio di fabbrica. Curiosa poi l’indefinitezza dei personaggi che aggiunge alla suadente natura noir del plot la sensazione che i loro connotati morali non risultino mai stabili e si colorino di una spiazzante mutevolezza.
Ognuno cerca di ottenere ciò che vuole assumendo atteggiamenti di dubbia moralità e facendo prevalere l’istinto sulla ragione. Anche in questo caso Boyle si sofferma sulla complessità della mente e sostanzialmente si concentra proprio sui comportamenti umani che scaturiscono dal più profondo subconscio. Il regista inglese gioca perfino con la mente dello spettatore, facendolo confondere tra realtà e visioni distorte e manipolandolo come se lo stesse sottoponendo ad una vera e propria seduta ipnotica.
Come può essere definito “In Trance”? Un’opera complessa e sofisticata, difficile da catalogare oppure un lavoro poco approfondito, con alcuni ruoli approssimati ed altri più caratterizzati?  Difficile rispondere perché il film indubbiamente lascia parecchi interrogativi in merito: una cosa è certa, Boyle anche in questo caso nei panni del regista-analista, ne esce egregiamente.

Alessio Giuffrida

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