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Open Grave: Alla ricerca della memoria perduta

Open Grave: Alla ricerca della memoria perduta

Al suo quarto lungometraggio, Gonzalo Lòpez-Gallego porta sugli schermi la storia di un gruppo di persone che si risveglia in un bosco. Tra cadaveri e figure demoniache, inizia la ricerca della loro memoria perduta.
3stelle

Girato nei suggestivi boschi dell’Ungheria, che permettono la creazione di atmosfere ad un passo dall’onirico, Open Grave, del madrileno Gonzalo Lòpez-Gallego, può sembrare il classico thriller-horror scontato, pronto ad annoiare gli spettatori nelle sale. E invece non è così. Anche se il tema di fondo (la perdita della memoria) è stato servito più e più volte sul grande schermo, Lòpez-Gallego riesce a realizzare una pellicola interessante, non solo dal punto di vista filmico. Certo, non si può dire che la storia sia stata raccontata alla perfezione, tuttavia il prodotto finale si allontana dalla mediocrità e mantiene, per tutta la sua durata, un ritmo incalzante che coinvolge chi lo guarda.

Quello che affascina di Open Grave è il modo con cui, sin dall’inizio, concede ai suoi spettatori degli indizi per ricostruire, insieme ai personaggi che popolano la pellicola, la loro storia. Cinque individui si risvegliano in un bosco: non ricordano assolutamente chi sono e nemmeno come sono arrivati lì. L’unica cosa che sanno è che non possono fidarsi di nessuno. E, grazie ai flash-back, pare che non possano fidarsi nemmeno di loro stessi. L’obiettivo comune è quello di ricostruire la propria memoria, che li vede vicini più di quanto potessero immaginare. La ricerca della memoria perduta è resa ancora più complicata dal contesto: di chi sono tutti quei cadaveri sparsi per il bosco? Chi ha ucciso quelle persone? Chi sono i personaggi dalle fattezze demoniache che popolano gli edifici abbandonati nel bosco?

L’intreccio che si crea e le mille intuizioni che nascono nella testa dello spettatore trasformano Open Grave in un vero e proprio labirinto, che ci spinge a trovare, insieme ai protagonisti, una via d’uscita. La più sicura possile.
Applausi poi, per il protagonista Sharlto Copley: con il suo Jonah crea un personaggio complesso, dalle tante contraddizioni, che convince sin dalla prima inquadratura. Menzioni anche per le capacità espressive della cantante orientale Josie Ho, che nel film interpreta una ragazza cinese muta. Un pecca, però, questo film ce l’ha. E si tratta proprio del finale. Nel giro di due minuti viene sciolto l’enigma che circonda quei boschi e le vite dei protagonisti, scadendo un po’ nel banale e lasciando senza risposta una serie di domande. O forse scopriremo tutto nel sequel?

Augusto D’Amante

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