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Wolverine – L’immortale: Vivo, morto o x (man)

Wolverine – L’immortale: Vivo, morto o x (man)

Il supereroe mutante interpretato da Hugh Jackman torna a sfoderare gli artigli per una nuova, la seconda, avventura in solitario. Nei cinema il prossimo 25 luglio.
2stelle

Sguardo corrucciato, barba incolta e artigli immancabilmente snudati. Con Wolverine – L’immortale torna sulle scene l’x-man interpretato dall’attore-produttore Hugh Jackman per quello che è il suo quinto exploit cinematografico, il sesto se si conta anche la fugace comparsata nel recente X-Men – L’inizio. Per questa sua nuova avventura – la seconda da protagonista assoluto – Jackman-Wolverine si avvale di nuovi collaboratori con un passato di tutto rispetto. Da Christopher McQuarrie, storica penna de I soliti sospetti (che firma una sceneggiatura poi riveduta da Scott Frank e Mark Bomback), fino al regista James Mangold, autore di Cop Land e del plurinominato agli Oscar Quando l’amore brucia l’anima. Ad alzare ancora l’asticella delle ambizioni anche la scelta di adattare una delle storie più classiche del personaggio Marvel, il cosiddetto “ciclo giapponese” realizzato all’inizio degli anni ’80 da Chris Claremont e Frank Miller.

Ecco quindi che ritroviamo il carismatico mutante più o meno dove lo avevamo lasciato al termine di X-Men – Conflitto finale, disperato per aver ucciso la sua amata Jean Grey (Famke Janssen, che qui torna in una serie di scene oniriche). Bastano pochi minuti e un rapido flashback per catapultarlo però in un estremo oriente che tra templi shintoisti, bullett-train, ninja, yakuza, hotel dell’amore e samurai veri e robotici sembra uscito da una perfetta storia a fumetti e forse anche da un dizionario dei luoghi comuni.

La storia ha comunque il merito di non perdersi in troppi fronzoli e di evitare i toni pesanti e un po’ retorici che spesso hanno colpito i film del franchise. E infatti Wolverine – L’immortale lascia da parte i temi della segregazione e dell’isolamento per dedicarsi all’azione, scelta poco ambiziosa ma che riesce a sfruttare al meglio un Jackman che ormai del personaggio non è più solo l’interprete ma anche l’incarnazione.

Ma se a livello di sceneggiatura la pecca maggiore è una parte centrale poco movimentata – con le scene tra Jackman e la bellissima Tao Okamoto che ricordano un po’ Guardia del corpo versione Marvel – è altrove che Wolverine perde la sua battaglia (se non con il pubblico, quantomeno con i colleghi). I 100 milioni di dollari di budget sembrano un’enormità ma impallidiscono di fronte alle cifre di Iron Man 3 e dell’Uomo d’acciaio. E in effetti nel film sono poche le scene pirotecniche e gli effetti speciali sembrano troppo centellinati per il genere supereroistico.

La 20th Century Fox, che detiene i diritti dei personaggi mutanti della Marvel, dimostra però di non aver perso l’entusiasmo (e ce lo conferma una scena post credit che farà felici tutti gli appassionati). Ma intanto l’ultima fatica di Wolverine non resta che un passatempo o, speriamo, un aperitivo in attesa di un rilancio pokeristico sul tavolo verde della sfida tra supereroi.

Marcello Lembo

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