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Pain & Gain: Un Bay tutto muscoli e poco denaro

Pain & Gain: Un Bay tutto muscoli e poco denaro

Il regista di Transformers e Armageddon dirige Mark Wahlberg e Dwayne “The Rock” Johnson in un crime violento e low cost ispirato ai delitti dell’efferata Sun Gym Gang di Miami. In sala dal 18 luglio.
3stelle

Bodybuilders, spogliarelliste, Lamborghini, motoscafi e delitti sullo sfondo delle onnipresenti palme della Florida. Gli elementi di Pain & Gain – Muscoli e denaro sembrerebbero quelli di una puntata di Miami Vice, o al massimo di una classica action comedy di fine anni ’80, di quelle che Eddie Murphy ci stava benissimo. Michael Bay però aveva voglia di stupirci e forse anche di stupirsi, perché la pietanza che esce dalla sua cucina è tutt’altro che prevedibile.

Il regista di Transformers, Armageddon, Pearl Harbor e compagnia esplodendo, lascia in soffitta la dinamite, manda in ferie i responsabili degli effetti speciali e si dedica a un film “tranquillo” per i suoi standard, come per i suoi standard è pure “low cost”. Le stime parlano di una spesa complessiva di poco superiore ai 20 milioni di dollari ma tanta era la convinzione nel progetto che Bay e i protagonisti Mark Wahlberg e Dwayne “The Rock” Johnson hanno rinunciato al compenso anticipato accettando un pagamento sulla percentuale degli incassi.

Tornando al prodotto ci troviamo di fronte a un crime che alterna passaggi umoristici a scoppi di violenza brutale, declinati però in chiave grottesca. Un mix di certo nuovo per un re dei blockbuster in libera uscita che, come se non bastasse, osa anche nella scelta del soggetto. Perché, come ci ricorda una serie di didascalie piazzate nei momenti più surreali del film, Pain & Gain è ispirato a una storia vera, agli efferati delitti della Sun Gym gang di Miami, raccontati in una serie di articoli del giornalista Pete Collins e rielaborati dagli sceneggiatori Christopher Markus e Stephen McFeely.

E così la vicenda del personal trainer Daniel Lugo e dei suoi complici si articola in un film ambizioso che racconta di un sogno americano che si trasforma in ossessione americana e che finisce per sfociare nella violenza e in un desiderio di prevaricazione che fa pensare quasi a un “Delitto e castigo” ambientato nel mondo del fitness. L’ambizione però – e qui Bay tradisce il travestimento da intellettuale scegliendo comunque la via dell’intrattenimento – viene stemperata qui e là dagli elementi grotteschi, dalle torture nella sala dei sex toys alle battute sul christian rock, dalle dita mozzate alle tette di silicone, dai corsi motivazionali fino ai duetti religiosi tra Johnson e Tony Shalhoub (il Monk televisivo in una parte che dieci anni fa sarebbe stata di Joe Pesci). E se non mancheranno i cultori non sono mancate di certo le controversie, tanto che in patria i parenti delle vittime non hanno affatto gradito una versione degli assassini ritenuta troppo simpatica.

Polemiche a parte per riprodurre sullo schermo questo strano miscuglio Bay sceglie un montaggio veloce, quasi da videoclip, voci fuori campo e colonna sonora mid-nineties (da Coolio a Bon Jovi). E se al regista-produttore mancano il talento di Quentin Tarantino come pure la verve del Guy Ritchie di The Snatch, allora forse il film che più si può accostare a Pain & Gain è quel City of God del brasiliano Fernando Meirelles che pure tra sparatorie insensate e violenza grottesca raccontava la vera vita delle favelas di Rio.

Marcello Lembo

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