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Bimba col pugno chiuso: Non c’è altra via che combattere

Bimba col pugno chiuso: Non c’è altra via che combattere

La storia di Giovanna: quella di una donna e di una famiglia “comuni” che hanno dovuto affrontare situazioni eccezionali.
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Giovanna Marturano è una piccola donna di 101 anni, con la gioia di vivere di una bambina. Nelle sue parole risuonano le vicende del ‘900 italiano, quelle di una donna e di una famiglia comune, come la definisce lei, ma che comune non è. La sua è la storia di coloro che per un secolo hanno lottato contro il totalitarismo fascista e per una giustizia sociale. Giovanna sa raccontare e le piace farlo, attraverso i libri, attraverso gli incontri con i giovani, attraverso gli interventi politici, davanti ad una videocamera. Lo fa con la lucidità di chi conosce il senso vero delle cose, ma soprattutto lo fa con ironia e schiettezza. Bimba col pugno chiuso racconta il suo percorso. Negli occhi vivaci di Giovanna sfilano i ricordi di bambina che vide la marcia fascista su Roma nel ‘22, fino ad arrivare alla lettura che lei dà del presente e al suo costante impegno politico, un impegno che le fa dire “non c’è altra via che combattere, questo è il fatto. Dal lavoro si può andare in pensione, dalla lotta no”.
Bimba col pugno chiuso è un documentario con due particolarità che lo rendono a suo modo unico: è “animato” ed è stato prodotto “dal basso”. A differenza del classico documentario di memorie, non si avvale di materiale di repertorio. I racconti di Giovanna sono illustrati da disegni ed animazioni realizzati da Maurizio Ribichini, in collaborazione con Salvo Santonocito e Adriano Mestichella. Le parole di Giovanna prendono forma attraverso il disegno e ci conducono in una nuova dimensione, dove ricordo personale e storia si fondono e confondono. Bimba col pugno chiuso è prodotto da 441 persone e realtà associative, sparse in tutta Italia e non solo, che hanno scelto di sostenere la sua realizzazione, attraverso la campagna di crowdfunding lanciata sul portale www.produzionidalbasso.com, il documentario ha poi ricevuto il contributo della Provincia di Roma.
“Io non posso essere contenta – dice Giovanna – se vedo tanta gente che sta male. C’è oggi una forma di corruzione che arriva fino a persone che prima non avrebbero aderito a queste cose. È un grave pericolo. Bisogna parlare alle giovani generazioni, creare fin da principio le basi di una mentalità e di una moralità diversa. L’esempio di vita, il parlare con gli altri e interessarsi a loro, non a parole, non per politica, ma sul serio. Il futuro è difficile e incerto – spiega ai ragazzi – ma solo voi potete lottare per cambiare le cose”.
Una vita la sua che ha avuto uno scopo, un sapore, un significato.
“Non vi preoccupate quando io non ci sarò più – ci dice – perché io ho vissuto e ho vissuto bene!”.

 

Francesca Bani

 

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La redazione

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