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Salvo: Tra western e redenzione

Salvo: Tra western e redenzione

In sala dal 27 giugno grazie al coraggio di Good Films, l’opera prima di Fabio Grassadonia e Antonio Piazza che ha incantato Cannes.
4stelle

Cannes lo ha applaudito e premiato alla 52esima Semaine de la Critique, un’ unanimità di consensi di pubblico e critica, un’epifania che lo ha dissotterato da oltre cinque anni di tentativi di venire allo scoperto regalandogli così l’occasione di trovare un distributore italiano. Il viaggio di Salvo raccoglie in sé tutte le contraddizioni del buon cinema italiano, costretto a un pellegrinaggio festivaliero – a volte di anni – prima che qualcuno nel Bel Paese si accorga della sua esistenza e lo porti in sala.  E’ questo il cammino di Fabio Grassadonia e Antonio Piazza, i due registi esordienti di un’opera che ha il coraggio di raccontare la mafia tenendosi a debita distanza dai cliché e dai soliti stilemi narrativi. Una storia di prigionia e redenzione nella Sicilia sopraffatta dal sottobosco criminale mafioso, che prende il meglio del cinema di genere reinventandolo in un mix esplosivo: dal noir classico al western più crepuscolare, dal gangster movie alla love story, dal grottesco alle atmosfere di certa cinematografia orientale.
Il pretesto è la storia di Salvo, un killer solitario e spietato, una macchina da guerra che durante un regolamento di conti deciderà di risparmiare la vita di una delle sua vittime, Rita, una ragazza cieca che riacquista la vista dopo l’incontro/ scontro con il suo carnefice. Un miracolo in un luogo dove per i miracoli non c’è posto, un evento che cambierà per sempre le loro vite innescando un processo di redenzione e ricerca di libertà. Niente retorica né falsi moralismi, niente immagini stereotipate, ma un racconto essenziale, scarnificato e che si svela attraverso il cortocircuito tra due cecità diverse eppure identiche: quella fisica di Rita e quella morale di Salvo.
Grassadonia e Piazza non lasciano troppo spazio alle parole, privilegiano il silenzio anche nelle performance estremamente fisiche dei due attori protagonisti: all’orecchio dello spettatore arriverà solo un indistinto rumorio di fondo dai rombi dei motori al vociare della gente in strada, dagli spari di pistola riecheggianti in lontananza ai brontolii di un vecchio capannone industriale dove Salvo porterà Rita per nasconderla ai suoi aguzzini.
Un ritratto feroce e consapevole, che passa dai lunghi piani sequenza delle scene d’azione a quelli ravvicinati sul volto della ragazza  per parlare di un tormento e di un desiderio di libertà che solo chi ha vissuto quegli altopiani desertici può capire. Il merito di questo film è di renderlo un sentimento veicolabile e comprensibile a tutti. Perché ti rimane appiccicato addosso.

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Elisabetta Bartucca

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