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Calvagna, paura al ‘Multiplex’

Calvagna, paura al ‘Multiplex’

Il film segna il ritorno di Stefano Cavagna al cinema e saluta il suo affacciarsi su un genere cult: il thriller. Abbiamo incontrato il regista e il protagonista, Tiziano Mariani, che ci hanno raccontato qualcosa sulla produzione del film.

Calvagna, com’è nato questo film? E’ vero che si ispira ad una storia vera?
Stefano Calvagna: L’Uci Cinemas mi chiese di fare un film all’interno del multisala di Parco Leonardo, a Roma. L’idea non mi ha particolarmente colpito, ma ho voluto affrontare la sfida. Il film è nato in due settimane e con gli attori abbiamo avuto modo di prepararci in modo eccellente. Lo stesso finale mi è venuto in mente in fieri. Una mia amica mi ha raccontato questa storia accaduta a Boston. Non ci sono stati omicidi nella realtà, perchè la guardia del cinema di Boston disturbava la clientela, ma non è arrivato a tanto. Nonostante ciò ha creato non pochi problemi. Questo fatto mi ha ispirato e ho voluto costruirci su una storia.

Si è misurato con un genere cult, il thriller. Quali sono i rimandi ad altri film del genere? Conosce il film “L’angoscia” di Bigas Luna, che tratta lo stesso argomento, cioè una serie di delitti commessi in un cinema?
S.C.: Il thriller mi stimolava, è un genere che mi è sempre piaciuto. Nonostante il budget abbiamo tirato fuori qualcosa di buono che mi ha convinto sin da subito. Quando i ragazzi sono in sala, il film che vedono è un cult, “Fatal Frames”, che meglio si prestava ad essere inserito nel mio film.  In merito al film di Bigas Luna, non l’ho visto, anzi, ho saputo della sua esistenza solo dopo aver girato “Multiplex”. La mia preoccupazione era quella di entrare in un meccanismo di pathos generale, che deve essere alla base della lavorazione di un thriller. Ho rivisto lo script più volte, in modo da creare un film che fosse veramente un thriller. Molte scene sono state create pochi minuti prima di girare e ci sono stati diversi cambiamenti nel corso della lavorazione. Ho concentrato la mia attenzione anche sul delicato tema dello sdoppiamento della personalità, facendomi aiutare anche da uno psicologo.

Tiziano Mariani, lei nel film interpreta il personaggio di Niccolò, ragazzo con forti problemi psicologici. Come ha affrontato la preparazione di questo personaggio?
Tiziano Mariani: Il personaggio di Niccolò mi ha aiutato molto a capire di me. Niccolò si muove per istinti, quelli che abbiamo tutti durante la nostra vita quotidiana. A parte la preparazione personale, la fortuna di lavorare in questo luogo che emanava un’atmosfera molto particolare, mi ha aiutato molto ad entrare nel personaggio. La preparazione è stata molto difficile: ho cambiato il mio stile di vita prima delle riprese e questo mi ha già molto aiutato a rapportarmi con questo ragazzo. Mi sono riallacciato a delle dinamiche personali e poi mi hanno aiutato anche le atmosfere della location. Il cambio repentino sia nello sguardo che nella rigidità fisica, però, non ho voluto prepararlo, ma ho voluto che fosse una sorpresa non solo per il cast, ma anche per me. Ad ispirarmi è stato il Christian Bale di “American Psycho”.

Augusto D’Amante

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