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Passioni e desideri: Questione di bivi

Passioni e desideri: Questione di bivi

Il  pluripremiato sceneggiatore Peter Morgan prende spunto dal drammaturgo Arthur Schnitzler per raccontare l’amore al tempo della comunità globale.
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Quasi 100 anni fa il drammaturgo viennese Arthur Schnitzler scriveva Girotondo; oggi Peter Morgan – sceneggiatore di successi come The Queen – La regina (2006), L’ultimo re di Scozia (2006), Frost/Nixon – Il duello (2008) – prende ispirazione da quell’opera per narrare l’amore del XXI secolo, l’amore senza confini, l’amore della comunità globale, l’amore interconnesso. Immagina persone diverse, in città diverse, con storie diverse, ma tutte legate da una volontà comune: fare la cosa giusta. In Passioni e desideri, in sala dal 20 giugno per Bim Distribuzione, i personaggi si intrecciano, si incontrano, si scontrano, cambiano a vicenda le loro vite. Tutto comincia quando sulla strada del top manager Michael Daly appare un bivio. Tradire o non tradire, questo è il problema. Mr Daly resta fedele a sua moglie Rose e da quel momento inizia l’effetto domino ed è inarrestabile. Quando ci troviamo davanti ad un bivio, bisogna prenderlo, perché la vita è una sola e quando ci ricapita? La teoria di Morgan è pienamente condivisa da Fernando Meirelles – regista di City of God (2002) e The Constant Gardener – La cospirazione (2005) – e attira a sé attori come Jude Law, Anthony Hopkins, Rachel Weisz, tutti ansiosi di lavorare con la strana coppia Morgan-Meirelles.
Il risultato, però, nonostante tali e tante premesse, è deludente o quanto meno poco originale. Storie di amori incrociati, di vicende parallele, di vite appese al filo sono state narrate molte volte e in molti modi. Ma se una sceneggiatura è valida, un regista bravo, gli attori di esperienza, si trova come dare una visione nuova, alternativa, interessante. Ecco, questo non è successo. Cose già viste, situazioni scontate, calma piatta. Nonostante sceneggiatura valida, regista bravo e attori di esperienza. La teoria degli universi paralleli, di cosa sarebbe successo se, delle azioni/reazioni al tempo di facebook e twitter, ha un potenziale talmente vasto che il rischio era alto. Purtroppo.

Giulia Oppia

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