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La religiosa: In Fede e in Libertà

La religiosa: In Fede e in Libertà

Tratto dall’omonimo romanzo di Denis Diderot, La religiosa smuove la coscienza e pervade il cuore. In sala dal 27 giugno.
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Nella Francia settecentesca, una ragazza con un’innata passione per la musica e una sincera fede religiosa, si trova costretta a combattere le rigide regole patriarcali che la vogliono monaca di clausura. Difficile – se non impossibile – sottrarsi all’ingiustizia di una vocazione forzata, inesorabile destino di figlia senza dote. Suzanne (Pauline Etienne) ha solo diciassette anni quando davanti ai suoi occhi vede chiudersi le porte del monastero di S. Marie; lo spazio austero del convento la obbligherà a confrontarsi con un’inaspettata realtà ecclesiastica, impersonata da tre madri superiore (tra cui una penetrante Isabelle Huppert) che segneranno, ognuna a suo modo, la strada della giovane monaca.
Con determinazione e travolgente passione Suzanne lotterà fino allo stremo per soddisfare il suo irrefrenabile desiderio di libertà.
Alla sua seconda trasposizione cinematografica (la prima, di Jacques Rivette, risale al 1966) La religiosa rivive sullo schermo grazie al regista francese Guillaume Nicloux che, dopo anni di progettazione, tramuta in film il romanzo che più ha segnato la sua adolescenza, cogliendone l’aspetto più attuale: la libertà di tracciare il proprio destino. È proprio questo il merito di Nicloux, che con la preziosa collaborazione dello sceneggiatore Jérome Beaujour, riesce magistralmente a raccontare il rapporto controverso di Suzanne con la fede, rendendo contemporaneo un dramma senza tempo.
La scelta di girare in location reali contribuisce a delineare la staticità di un luogo dove il tempo sembra essersi fermato e dove personaggi accuratamente studiati rivelano ogni possibile sfaccettatura di un mondo chiuso e repressivo.
Meritevole di lode Pauline Etienne che con la sua commovente interpretazione coinvolge e sconvolge, rendendo tangibile una fede incrollabile che salva e devasta, imprigiona e libera; una fede impossibile da non percepire.
Un film dai toni forti che non lascia indifferenti, denso di quel pathos proprio della parola scritta che non perde d’intensità nel passaggio sul grande schermo.

Giuditta Langone

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