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Il fondamentalista riluttante: Da Rizvan a Changez

Il fondamentalista riluttante: Da Rizvan a Changez

Mira Nair è sempre lei. Narrativa, descrittiva, poco conclusiva. Ma la storia resta interessante, nonostante le (troppe) modifiche nel passaggio dalla pagina allo schermo.
3stelle
Chi avesse letto il libro di Mohsin Hamid e si avviasse a voler scoprire come il lungo affettato ed elegante monologo-dialogo fosse stato rappresentato sullo schermo da una delle registe indiane più acclamate e premiate della storia (contemporanea), abbandoni le proprie aspettative. Le licenze sono molte e forti, e lo spirito – per quanto cast e crew si affannino a sostenere sia rimasto al centro del progetto – sembra davvero difficile da ritrovare in questo articolato e anomalo spy movie, Il fondamentalista riluttante in sala dal 13 giugno distribuito da Eagle Pictures.
Come spesso le accade, Mira Nair sembra più attenta al piacere di descrivere un mondo o il mondo del suo protagonista che alla necessità di dare un equilibrio al racconto o una conclusione ritmata allo stesso. Per quanto possa sembrare strano, lo stesso autore del libro ha collaborato al trattamento cinematografico, nel quale alla linea narrativa originaria, sicuramente la più interessante e piacevole, si sovrappone quella più ‘action’, evidente concessione al mezzo sfruttato e alla destinazione dell’opera (la sala).
L’11 settembre visto dal Medio Oriente, e non dal Khan/Forrest Gump del 2010 di Karan Johar, ma da un personaggio più sfaccettato, integrato e occidentalizzato, critico e riconoscente, ma insieme refrattario e capace di autodeterminarsi in maniera originale – almeno per questo tipo di film – fino alle estreme conseguenze.
L’esame di punti di vista diversi e diversamente strumentalizzati su singoli e semplici episodi e la presa di coscienza di una impotenza globale (“dopo il 2001 hanno preso posizione per me”) da superare solo attraverso amore e profitto, colonne friabili su cui basare una esistenza sono elementi nuovi e vecchi insieme di quel razzismo ‘post 9/11’ che sembra sposato o completamente ignorato a posteriori.
Vedremo se il fazioso Occidente riuscirà a riconoscere la pluralità dei fondamentalismi qui stigmatizzati e sfuggiti e avrà l’onestà intellettuale di vedere il reciproco di ciò che è stato tanto demonizzato, in nome della verità, del rispetto e della libertà.

About the author
Mattia Pasquini
Nascere subito dopo la fine dei "favolosi anni '60" e ritrovarsi battezzati dallo scioglimento dei Beatles e dalla sconfitta messicana nella finale di Coppa del mondo avrebbe potuto segnarlo (e non è detto che non sia successo), ma ogni storia deve avere un inizio. L'infanzia in pieni anni di piombo e la teenage, passata ad attraversare gli edonistici anni '80, mettono i semi di una instabilità che fortunosamente trova sfoghi intellettuali e creativi (altrimenti oggi avrebbe rubato la scena all'incontrastato Lecter) e lo tiene in equilibrio sul crinale tra scienza e umanismo. Matematica e comparatistica lo accompagnano verso l'esito più imprevedibile, che ancora oggi lo trova attivo e lo porta su queste 'pagine': il cinema. Una scusa (una passione, una professione) che lo porta a girare le sale di mezza Europa e non solo e ad invadere etere e web sin dal 1996 con scritti, discettazioni e cortometraggi animati grazie a 15 anni di 35mm.it e non solo. Scienziato mancato, scrittore mancato, dottore mancato, cuoco mancato, polemista mancato, spagnolo mancato. Manca niente? La scusa è "genio e sregolatezza", la realtà... è quello che vi aspetta.

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