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Cinelatino 2013, rivelazioni a Bergamo

Cinelatino 2013, rivelazioni a Bergamo

Dal 18 al 22 giugno grande attesa per la sesta edizione di Cinelatino, che proporrà al pubblico italiano il meglio della produzione latinoamericana.
Una produzione che non dà segni di cedimento e che di anno in anno rivela autori nuovi e film che attingono ai generi più vari, raccontando storie tra le più diverse e imprevedibili.
È sempre un’avventura per lo spettatore italiano, che sovente è tenuto in condizioni di inferiorità da una distribuzione miope e timida, avvicinare una cinematografia che si articola su molteplici aree geografiche ma che riesce a rappresentare e a materializzare l’identità di un intero continente. L’impressione, infatti, è che la parte centro-meridionale del continente americano, pur nella varietà dei tanti Stati che la compongono, possegga una sorta di sovra-identità, costituita da elementi che in qualche modo la definiscono e la rendono riconoscibile agli occhi dello spettatore.

Il cinema latino americano si distingue per la vivacità, la capacità di raccontare il presente e rovistare nel passato, muovendosi tra la realtà di ogni giorno, tra le vicende di persone che si confrontano con i problemi della vita e che a volte si misurano con la grande Storia, anche se spesso rimane sullo sfondo.
Come nel colombiano La Sirga di William Vega, che narra della giovane Alicia, in fuga dall’orrore di una guerra che sta dilaniando il suo Paese da oltre cinquant’anni e che crede di avere trovato un rifugio sicuro nella casa dello zio Óscar, immersa nella natura e apparentemente lontana dai drammi del mondo reale. L’arrivo del cugino comincia a far traballare la sicurezza tanto sperata. Film dai tempi sospesi, dove ogni fatto sembra chiuso in una tranquilla ripetitività, ma dove in realtà le cose cambiano in maniera quasi impercettibile costringendo Alicia a un’altra, decisiva scelta.
Dal Cile arriva un film accorato e di grande forza evocativa, Violeta se fue a los cielos di Andrés Wood, un partecipe e intenso ritratto di Violeta Parra, complessa figura di cantante, poetessa e artista che ha contribuito a far conoscere la tradizione musicale del proprio Paese. Il regista ne ricostruisce la vicenda umana montando brani della sua ultima intervista concessa e momenti di finzione che ne ricostruiscono la vita, fatta di grandi sprazzi di creatività e di lunghe ombre provocate dalla depressione e da un carattere aspro e drammaticamente difficile.
Rimaniamo in Cile, che si sta rivelando come uno dei Paesi più interessanti per quanto riguarda la qualità delle produzioni e degli autori emergenti, con De jueves a domingo della giovane Dominga Sotomayor Castillo, classe 1985, che ci presenta gli ultimi quattro giorni della vacanza di una famiglia tipo, madre padre e due figli, un’occasione di svago che coincide in realtà con la definitiva separazione dei due giovani genitori. Uno degli esordi più interessanti, quello di Dominga Sotomayor Castillo, che tratteggia il conflitto in maniera allusiva, passando attraverso il filtro dello sguardo silenzioso e interrogativo di Lucía, una bambina di dieci anni che in breve tempo deve fare i conti con la perdita del candore e della spensieratezza infantili.
Altro Paese che si sta imponendo sulla scena internazionale è il Messico, di cui Cinelatino presenta due film. No quiero dormir sola di Natalia Beristáin, presentato alla Settimana Internazionale della Critica all’ultima edizione del Festival di Venezia, racconta di un rapporto a due tra Amanda e l’anziana nonna Dolores, che la giovane si trova costretta ad assistere, misurandosi con il dramma dell’alcolismo e della degenerazione provocata dall’Alzheimer. Ma questa esperienza aprirà gli occhi alla nipote facendole scoprire la ricchezza di un rapporto umano sincero, che, nella pazienza e nella dolcezza, sottolineate da uno stile delicato e trattenuto, troverà un epilogo per niente scontato.
L’altro film è La demora di Rodrigo Plá, che, oltre al Messico, vede coinvolto nella produzione anche il Paraguay. Anche qui, al centro c’è il problema della vecchiaia: María, madre di tre figli, deve prendersi cura anche dell’anziano padre Agustín, affetto da demenza senile, che è fuggito di casa per raggiungere i luoghi dove abitava un tempo. Il regista, già autore di La zona, uscito in Italia nel 2008 e presentato nell’edizione di quell’anno di Cinelatino, utilizza la vicenda di María per denunciare le storture di una società che non sostiene i singoli sul piano dell’assistenza sociale e anzi li umilia con continui rimbalzi tra impedimenti burocratici e disimpegni istituzionali.
Paraguayano è anche l’interessante 7 cajas, che porta la firma di una coppia di registi, Juan Carlos Maneglia e Tana Schémbori, già attivi nel mondo della pubblicità. Il film è curioso: si svolge tutto negli immensi mercati di Asunción, nell’arco di ventiquattro ore, e racconta del tormentato trasporto di sette casse da parte del giovane Víctor, che non ne conosce il contenuto, come d’altronde lo spettatore, e che si trova a dover superare ostacoli a dir poco impegnativi. Lo stile adottato dai due autori è veloce e vivace e ben traduce il percorso concitato del protagonista, costretto a fuggire continuamente dalle minacce che gli piovono addosso per la presenza e l’interesse di individui poco raccomandabili.
L’Argentina rimane un Paese dove la produzione cinematografica continua a proporre opere e autori di ottimo livello. Un regista già noto, quasi un veterano, come Carlos Sorín realizza con Días de pesca un film intimista; è la storia di Marco Tucci, un commesso viaggiatore che decide di dare una svolta alla propria esistenza dopo un soggiorno in un centro di disintossicazione. La decisione dell’uomo in realtà nasconde un secondo fine: l’intenzione di riavvicinare una persona molto cara e di rimarginare antiche ferite. Negli splendidi paesaggi della Patagonia, Marco sperimenterà le enormi difficoltà che si devono superare quando ci si muove tra le macerie dell’animo umano.
Il giovane Armando Bo si cimenta nel lungometraggio di finzione con El último Elvis, dove Carlos, lasciato dalla moglie e con una figlia piccola che ha sempre trascurato, si identifica a tal punto con l’amato Elvis Presley da vivere con grande inquietudine il fatto di avere raggiunto l’età in cui il suo idolo è morto. Il regista argentino già dimostra di possedere abilità e consapevolezza nella costruzione narrativa; accompagna la solitudine del suo personaggio, l’ossessione che domina la sua vita, le sue esibizioni musicali senza nulla concedere al macchiettismo o all’ascolto troppo orecchiabile.

L’iniziativa Cinelatino è promossa da TenarisDalmine, organizzata da Gamec, Fondazione Dalmine, Fundación Proa, Bergamo Film Meeting, e curata da Sara Mazzocchi (Gamec) e Angelo Signorelli (Bergamo Film Meeting), come si legge nell’ottimo e aggiornato sito ufficiale che vi invitiamo a consultare: http://www.cinelatino.it/

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Silvia Marinucci

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