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Ti ho cercata in tutti i necrologi: Giannini a ‘caccia’ di…

Ti ho cercata in tutti i necrologi: Giannini a ‘caccia’ di…

Ventisei anni dopo Ternosecco, Giancarlo Giannini torna alla regia per la seconda volta e si rimette in gioco con un film che è insieme tante cose. Deludente il risultato.
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Anticonvenzionale, senz’altro. Anarchico, anche. Gli aggettivi per descrivere la seconda volta da regista di Giancarlo Giannini (qui anche produttore e interprete), ventisei anni dopo la prova di Ternosecco, si sprecano, come pure le interpretazioni.
Ti ho cercata in tutti i necrologi è tutto e il contrario di tutto, tanto denso di sfumature, significati, sottotesti e allusioni quanto sfuggente, privo di una direzione ed enigmatico al punto da risultare a tratti incomprensibile.
Originale la scelta della storia: Nikita, antieroe epico e sofferente, accetta di diventare il bersaglio di una serie di cacce all’uomo – all’inizio per saldare un debito di gioco, poi per soldi e infine per un morboso adrenalinico desiderio di morte.

Ogni volta Nikita avrà 20 minuti a disposizione per evitare che i cacciatori lo stanino e lo uccidano, in una sequela di appuntamenti che assumono via via l’aspetto di macabri rituali. Fino all’incontro con la misteriosa Helena (Silvia De Santis), dark lady solitaria e silente, demone destinato a sbocciare angelo.
Un film che Giannini si è preso la briga di disegnare per ben tre anni scena dopo scena, infarcito di citazioni inconsapevoli o volute come nel caso di M – Il mostro di Dusseldorf di Frtitz Lang nella caratterizzazione del personaggio interpretato da F. Murray Abraham; un crocevia di generi che rendono Ti ho cercata in tutti i necrologi un noir mistico, un thriller psicologico, un western surreale, una commedia grottesca.

Peccato che tutta questa caleidoscopica mescolanza di spunti e suggestioni non basti a farne un’opera organica, ma anzi penalizzata dal non detto e da scelte recitative troppo sopra le righe. Quel che resta in superficie è la passione per un cinema libero dagli schemi, l’amore per il proprio mestiere e la consapevolezza di quanto alla fine tutto questo sia gioco.
Chapeau al duello finale tra le distese rocciose della Monument Valley.

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Elisabetta Bartucca

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