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Paolo Fosso racconta il suo esordio alla sceneggiatura

Paolo Fosso racconta il suo esordio alla sceneggiatura

In questo suo esordio alla sceneggiatura non ha voluto rinunciare a nulla, neanche alle vesti attoriali nelle quali il pubblico è più avvezzo a vederlo. Così Paolo Fosso, attore reatino con numerose esperienze teatrali e cinematografiche alle spalle, firma il suo debutto alla scrittura ne Il disordine del cuore di Edoardo Margheriti, dove recita insieme a Milena Miconi ed Erika Blank.

Paolo, di cosa parla Il disordine del cuore?
Questo film è una storia difficile da definire: parla di sentimenti nascosti da una serie di sovrastrutture, sentimenti di amore verso la letteratura, le proprie passioni e il tormento che il protagonista vive. Il mio personaggio deve affrontare la vita andando al di là del suo significato trovando un senso nella ricerca delle parole degli scrittori di cui si è nutrito, in questo suo percorso arriva Anna, questa figura femminile altrettanto intensa…

Il tuo ruolo è quello di uno scrittore, Carlo Silvio, diventato cieco dopo aver raggiunto una certa fama. Come hai sviluppato un personaggio con una psicologia cosi complessa?
Ho un profondo amore per la letteratura, per me il primo aspetto è la storia che viene narrata, è questo interesse per il racconto che poi mi porta anche al cinema e al teatro: per me il racconto è sinonimo di emozioni. Il mio personaggio è simile a me, amando io stesso la letteratura alcune delle cose narrate nel film sono autobiografiche, adoro io stesso confrontarmi con i grandi personaggi e mi piace filtrare la vita attraverso l’arte, poiché “la vita stupisce solo gli ignoranti, perché nella letteratura c’è già tutto”.

Il film è pieno di citazioni letterarie, ce ne è una che racchiude più delle altre il senso del film?
Il pensiero di Proust, “Il vero lettore è il rilettore”, è forse il punto di partenza per la lettura del film e della frase che gli dà il titolo: io stesso vivo e rileggo tutto, la biblioteca, che è parte integrante del film, vive “il disordine del cuore” e dell’anima; il desiderio di rimettere a posto deriva dal desiderio di rimettere in ordine le idee che poi governano il mondo, nella nostra illusione di ordine è come se cercassimo ordine nel nostro animo e nel mondo stesso. Il mio concetto di mondo giusto, però, è quello di mondo disordinato e governato dal caos del libero circolare delle idee.

Il film è ambientato a Rieti, tua città natale. Come è stato preparare e girare il film nella tua stessa città?
Straniante! La mia vita a Rieti non è prettamente artistica, a Rieti vivo, ma lavoro sempre fuori, per cui non mi trovo in genere a vivere la mia città pensando al lavoro.
Da un punto di vista lavorativo in termini di scrittura ho cercato di vedere la città con i suoi racconti e i suoi particolari; c’è un livello di lettura della città che vivo con occhio cinematografico perché è una miniera di storie, per questo mentre cammino nei Giardini del Vignola nel film, spiego questo concetto: può accadere di dare un primo bacio appoggiati alla colonna in cui prima che nascesse Gesù una persona potrebbe esser stata legata e flagellata, questo è ciò che accade a chi vive in città secolari come Rieti.

Cosa c’è nel tuo prossimo futuro?
Ho riallestito al teatro di Rieti uno spettacolo che avevo recitato nel circuito off romano e che ho presentato per la stagione off della città di Rieti, chiamato “Quasi un’avventura”, tratto da un mio racconto ispirato da un’idea di Valentina Capecci e che adesso vorrei in qualche modo portare in altri teatri. Nel frattempo continuo il mio lavoro di attore nel cinema e tv.

Maria Luisa Lafiandra

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