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The Bling Ring: Coppola-Watson, “cattive” ragazze ma poco scandalo

The Bling Ring: Coppola-Watson, “cattive” ragazze ma poco scandalo

Quinto film di Sofia Coppola, “The Bling Ring” segna il ritorno a Cannes della regista, a tre anni dall’ultimo lavoro, “Somewhere”, Leone d’Oro a Venezia.
3stelle

Tratto da un articolo pubblicato da ‘Vanity Fair’ a cura della giornalista Nancy Jo Sales Dishes, la pellicola racconta le (dis)avventure, a cavallo tra l’ottobre 2008 e l’agosto 2009 della banda di quattro rapinatrici (più un ragazzo), soprannominati dai media appunto The Bling Ring che fecero incetta di abiti firmati e gioielli stimati per un valore di quasi 3 milioni di dollari, intrufolandosi e rubando nelle ville a Los Angeles di star come Paris Hilton, Lindsay Lohan,  Rachel Bilson, Audrina Patridge, Orlando Bloom, Megan Fox e Brian Austin Green.
Narcisiste, spudorate, vanitose, fashion addicted per scelta di vita, assuefatte e stimolate dal mondo patinato della moda e della rete (Facebook, Tmz) tanto da arrivare a trovare semplicemente gli indirizzi dove colpire grazie a programmi come GoogleMaps o siti come celebrityaddressaerial.com.

Ricordo di aver letto l’articolo in questione quando ero in aeroporto – dice la Coppola – e fin da quel momento ho trovato questa storia affascinante, molto contemporanea, tanto da interessarmene subito. Ancora un racconto su adolescenti irrequieti (lo fece nel debutto con Il giardino delle vergini suicide e poi con Maria Antonietta), gioventù annoiate, dedite ad alcol, droghe, pronte a scandalizzare a tutti i costi, tanto da arrivare a catturare l’attenzione di tutte le televisioni e riviste americane.

Bad girls con Emma Watson eletta a capo branco, ruolo-trasformazione che la sdogana dopo anni nei ricchi panni della Hermione nella saga di Harry Potter, ma che il cinema aveva già provato a sperimentare con Spring Breakers di Harmony Korine. La pellicola vive con i suoi ritmi, ritrovando molto nella contaminazione dei linguaggi più recenti, dai reality al web, fino al videoclip, che guardano al glamour trash di una società giovanile, oggi sempre di più ipnotizzata da modelli sbagliati.

Andrea Giordano

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