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Il Grande Gatsby: giocattolo travolgente, ma manca il cuore

Il Grande Gatsby: giocattolo travolgente, ma manca il cuore

La rilettura di Luhrmann del classico di Fitzgerald è un carnevale caleidoscopico che incanta, ma non emoziona.

Non c’era momento migliore di questo per riportare sullo schermo una storia come quella raccontata da Fitzgerald ne Il Grande Gatsby, la storia di un uomo capace di credere nei sogni, di coltivare la speranza in un mondo di apparenza e crisi di valori. Che a curarne il quarto adattamento cinematografico fosse Baz Luhrmann, il regista di Moulin Rouge!, ci lasciava ben sperare. Quale connubio più perfetto di un sognatore e un visionario? Ma, quando ci si siede in sala, la delusione è in agguato. Ne Il Grande Gatsby di Luhrmann lo stile opulento e barocco, i movimenti di macchina esagerati, la commistione di generi musicali per dare una rinfrescata al passato, tornano così accentuati da stordire. I colori saturi, accesi abbacinano. L’uso del 3D più che avvolgere porta ad estraniarsi. Tutto è tanto da essere troppo.

Luhrmann si compiace al punto del suo giocattolo da dimenticare il cuore, l’emozione vera. Se fedele è al testo, infedele è allo spirito profondo del romanzo che si perde nei voli di farfalle colorate, nelle piume e nei lustrini. Evidenti i rimandi al precedente del ’74 di Jack Clayton con Robert Redford e Mia Farrow, ma nessuno dei protagonisti, fatta eccezione per Tobey Maguire, sembra centrato. A DiCaprio il ruolo di Jay Gatsby sta stretto come le giacche che indossa e all’intensità del suo amore per Daisy riusciamo a credere solo a metà. Carey Mulligan è una Daisy graziosa, ‘evanescente’ al punto giusto, ma le manca quello smarrimento nello sguardo che rendeva incantevole la Farrow. Per quanto riguarda gli altri personaggi chiave del film (l’amica Jordan, il marito Tom, l’amante Myrtle e il meccanico cornuto George), Luhrmann resta troppo in superficie per aiutare lo spettatore (e gli attori) a comprenderne drammi e miserie e ad affezionarsi. Il rombo delle auto, la musica, il lunapark delle feste fagocitano i sentimenti e il romanzo di Fitzgerald vive nei pochi attimi in cui il raggio verde fende la nebbia, alimentando la speranza di cogliere il sogno l’indomani.

Malgrado il film di Clayton abbia un ritmo che il pubblico di oggi troverebbe forse ‘letargico’, resta ancora la migliore trasposizione del romanzo, per la capacità che ha di raccontare i sentimenti senza doverli mai spiegare. A Redford basta uno sguardo per farci entrare nel cuore di Gatsby quando rivede per la prima volta Daisy, uno sguardo che non si dimentica.

Maria Stella Taccone

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Silvia Marinucci

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