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Nero Infinito: la passione non basta

Nero Infinito: la passione non basta

Nero Infinito, l’esordio di Giorgio Bruno, è un horror-thriller – dichiarato omaggio al cinema di genere nostrano – che purtroppo non riesce a coinvolgere lo spettatore, penalizzato com’è da troppi punti deboli.
2stelle

Il giovane regista catanese Giorgio Bruno (classe 1985), dopo alcuni cortometraggi, debutta sul grande schermo con la sua opera prima, ispirata ai registi che hanno segnato la sua formazione: lo stile di Peter Jackson, ma soprattutto la tradizione italiana del cinema di genere, dall’horror di Dario Argento passando per Enzo G. Castellari (tanto amato da Tarantino, che lo ‘cita’ nel suo “Bastardi senza gloria”) e Claudio Fragasso (“Palermo Milano solo andata”).
La passione cinefila che guida il giovane autore è ben evidente in questo suo lavoro, che tuttavia, in parte a causa del ridottissimo budget in parte (soprattutto?) per evidenti limiti strutturali, non convince lo spettatore da più punti di vista.
La trama, innanzitutto, risulta decisamente debole: protagonisti della vicenda sono due poliziotti (Francesca Rettondini e Rosario Petix) sulle tracce di un misterioso serial killer che si ispira per i suoi atroci delitti ai romanzi della famosa scrittrice Dora Pelser. Le vittime sono tutte giovani donne, che vengono seviziate a morte all’interno di una vera e propria stanza delle torture.
Lo svolgimento degli eventi (nonostante un finale ‘a sorpresa’) è estremamente prevedibile, e la sceneggiatura (firmata da Riccardo Trovato e Davide Chiara) è priva degli avvincenti snodi narrativi sui quali un film di genere dovrebbe reggersi. Il ritmo dell’azione risulta lento, non aiutato dalla recitazione non eccelsa degli interpreti, tanto che neanche le partecipazioni illustri (Claudio Fragasso, Enzo G. Castellari e Ruggero Deodato) sono sufficienti a risollevare le sorti del film.
Personaggi senza il giusto spessore e dialoghi poco incisivi appesantiscono ulteriormente la scorrevolezza dell’opera, che procede per 82 minuti senza alcun particolare guizzo.
Mischiando, verrebbe da dire confusamente, il poliziottesco d’annata e l’horror di più recente generazione (vedi “Saw”), il film risente pesantemente di una regia ancora acerba, a tratti amatoriale, caratterizzata da confusi movimenti della macchina da presa e tagli netti tra le scene, e si rivela nella sua totale incapacità di creare tensione e suspence, per colpa non solo di un plot scontato, ma anche per l’assenza di un’adeguata colonna sonora, in grado per lo meno di evocare le giuste atmosfere.
Giorgio Bruno è quindi rimandato a settembre, con la speranza che con il suo prossimo lavoro possa coniugare la sua forte passione per la settima arte con una maggiore padronanza di mezzi.

Sara Tonarelli

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Silvia Marinucci

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