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L’uomo con i pugni di ferro: Kung Fu Pulp

L’uomo con i pugni di ferro: Kung Fu Pulp

Il rapper-attore-regista-sceneggiatore… RZA si getta con grande energia e senza risparmiare colpi nella sua prima prova dietro la macchina da presa, arricchendo L’uomo con i pugni di ferro di molti colori a tinta forte.
2stellemezzo

Da una star mondiale dell’hip-pop, con una passione smodata per il kung fu e per i film giapponesi sulle arti marziali, collaboratore e allievo di Quentin Tarantino, che studia John Woo e scrive una sceneggiatura con Eli Roth, non ci si poteva aspettare molto di diverso d’altronde…
Il suo ‘The Man with the Iron Fists’ è un vero e proprio melting pot di generi e atmosfere, (da Sergio Leone a Zhang Yimou, passando ovviamente per Tarantino), dove l’arte marziale e l’ambientazione orientale si mescolano al western del cowboy Russell Crowe, che ricorda vagamente lo Jeff Bridges de ‘Il Grinta’ (versione Cohen) e perfino al mondo dei supereroi cibernetici.
Il tutto inondato da parecchi litri di sangue e condito da un colonna sonora ammiccante e volutamente ‘fuori contesto’.
L’azione non manca, il film va via spedito e tra un combattimento e l’altro si ha giusto il tempo di rifiatare e pulirsi gli occhiali dagli schizzi di plasma… Forse in qualche momento c’è anche troppa fretta e un filo di confusione ma gli attori sembrano divertirsi e d’altronde il cast è davvero ben assortito: oltre al già citato Crowe e allo stesso RZA, citazione d’obbligo per Lucy Liu, davvero perfetta nella sua incarnazione di Madame Blossom.
L’ironia e l’autoironia tipica del genere è presente anche se in questo la sceneggiatura avrebbe potuto essere più incisiva e creativa.
Quello che inoltre non convince pienamente è la costruzione dei personaggi e dei loro background; sembra quasi la grande quantità di “protagonisti” o presunti tali, abbia finito per togliere spazio alla descrizione delle singole storie, e in qualche modo anche al pathos che l’impersonificazione dello spettatore nelle dinamiche del racconto porta con se.
Il risultato è sicuramente un prodotto ben confezionato, che potrà soddisfare gli amanti del genere e forse lasciare vagamente indifferente il resto del pubblico che comunque non si annoierà.

PP

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Silvia Marinucci

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