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The parade: Solo l’amore conta

The parade: Solo l’amore conta

Dalla ex Jugoslavia una commedia dolce-amara sulla difficile convivenza tra la comunità LGBT e quella “sana”, che ha convinto il pubblico del 62° Festival di Berlino.

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In che modo potrebbero mai incrociarsi le strade di un ex soldato serbo e di un veterinario gay? Quando l’adorato cane di Limun, un militare riciclatosi come bodyguard e criminale “occasionale”, viene ferito gravemente, Radmilo dovrà salvarlo a meno che non voglia subire la stessa sorte. La sopravvivenza del povero animale dovrebbe interrompere ogni tipo di rapporto tra due persone cosi diverse, se non fosse che il ragazzo di Radmilo, Mirko, sta organizzando le principesche nozze proprio tra Limun e Biserka, tipa tosta con uno strano concetto di “comunicazione non violenta”.
Intanto la comunità gay di Belgrado cerca di organizzare la parata del Gay Pride, scontrandosi con la comunità civile ed ecclesiastica, la polizia ma soprattutto con i gruppi neonazisti della città, in cui milita anche il figlio di Limun: Radmilo allora “costringe” l’ex militare ad occuparsi della sicurezza del corteo, in cambio del matrimonio da favola sognato dalla sua fidanzata. Naturalmente i suoi colleghi rifiutano, quindi chi potrebbe aiutarlo se non i suoi vecchi nemici ? Quattro uomini tutti d’un pezzo, temprati dalla guerra nei Balcani, impareranno così a conoscere ed apprezzare i loro nuovi amici attraverso situazioni paradossali, momenti comici e ricordi dolorosi, fino a rendersi conto che non sono poi cosi diversi quando si tratta di combattere per un ideale, come hanno fatto loro stessi in passato.
La parata non finisce bene ma è comunque il seme che porta, due anni dopo, alla prima manifestazione omosessuale serba “di successo”, se cosi si può definire il semplice fatto che le poche centinaia di partecipanti non siano stati massacrati di botte perché protetti da ben 4600 poliziotti, mentre le bande di estrema destra radevano al suolo il centro di Belgrado.
In The parade il regista Srdjan Dragojevic (Pretty village pretty flame, The wounds) cerca di condensare temi importanti quali la guerra, l’omofobia, l’amore e l’amicizia in una commedia riuscitissima che fa ridere di  gusto ma anche amaramente, che fa riflettere senza salire in cattedra, che vuole mantenere viva la speranza che le cose possano cambiare. Un film intelligente che, tra una citazione di Ben Hur ed una de I Magnifici Sette, sfodera l’arma dell’ironia per difendere i diritti e la dignità di una parte della società tuttora costretta a nascondersi: del resto, “quando sei disposto a far qualunque cosa per qualcuno, il resto non conta”.

Guido Curzio

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La redazione

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