LOGO
,,

Fedele alla linea, il docufilm su Giovanni Lindo Ferretti

Fedele alla linea, il docufilm su Giovanni Lindo Ferretti

Presentato alla stampa il film-documentario Fedele alla linea, nelle sale dal prossimo 10 maggio e distribuito dalla Cineteca di Bologna. Il giovane regista bolognese Germano Maccioni ha ripercorso, in poco più di un’ora, la vita artistica e personale di Giovanni Lindo Ferretti, fondatore dello storico gruppo CCCP.
Ecco cosa hanno raccontato durante la presentazione Maccione e lo stesso Ferretti che, dopo la proiezione stampa, si sono trattenuti con i giornalisti in sala.

Quali sono stati i motivi che ti hanno spinto a fare un film sulla figura di Giovanni Lindo Ferretti?
Germano Maccione: Partendo dal fatto che sono stato innanzitutto un fan dei CCCP, la scelta di fare un lavoro del genere è legato anche al rapporto di amicizia che nel tempo si è venuto a creare con Giovanni.
E’ stato proprio lui a darmi l’input quando mi ha confessato di essere disposto a parlare di cose delle quali non aveva più voglia di parlare da tempo. Così ho deciso di mettermi alla ricerca di materiale per portare sul grande schermo la vita di un’artista, sicuramente tra i più originali e significativi nell’Italia del secondo dopoguerra.

E’ stato difficile reperire il materiale?
Germano Maccione: E’ stato un lavoro non semplice ma che mi ha dato grande soddisfazione. Devo dire grazie ai filmati in VHS di Benedetto Valdesalici, un ex psichiatra che ha seguito per anni i CCCP, a  Luca Gasparini che in “Tempi moderni” ha ripercorso l’attività artistica del gruppo e a Davide Ferrario che nel documentario “Sul 45º parallelo” racconta il viaggio in Mongolia di Giovanni e Massimo Zamboni (componenti del gruppo musicale CSI) a metà degli anni ’90.
A tutto ciò si è aggiunta la disponibilità di Giovanni Ferretti, che io considero un grande narratore, che ha voluto condividere con il pubblico la sua vita a 360 gradi.

Fedeli alla linea, una commovente testimonianza della tua persona?
Giovanni Lindo Ferretti: Una testimonianza di quello che ero, di quello che sono, dei miei errori, della mia malattia, della perdita di persone care e della fede ritrovata. Credo, al di là di tutto, che siano temi universali quelli che vengono raccontati nel film: la musica, la malattia, la morte, l’accettazione nella società, il rapporto uomo-natura. Un film per grandi platee.

Molti fan ti considerano un traditore…
Giovanni Lindo Ferretti: Ti riferisci alla fede ritrovata? Non mi sento un traditore. Sono nato in una famiglia molto credente, poi durante la gioventù mi sono distaccato dagli insegnamenti cristiani, sono stato un rivoluzionario, ho vissuto in prima persona i movimenti del ’68. Ad un certo punto della mia vita però mi sono reso conto che mi mancava qualcosa, non ero sereno con me stesso. Ho ritrovato la fede, l’amore per le cose semplici, ho rivalutato le sagge parole che mi diceva mia nonna quando ero bambino e alle quali non avevo mai dato peso. Poi la malattia, insomma una serie di circostanze mi hanno fatto riavvicinare alla religione. Si tratta solo di un percorso di vita. La critica da parte dei fan l’accetto. Sono un personaggio pubblico, e come tale, sono oggetto di prese di posizioni da parte di tutti. Io vivo bene così e non ho problemi a parlare e confrontarmi con chi pensa ‘male’ di me.

Giovanni Bonaccolta

 

About the author
Silvia Marinucci

Leave your comment


         




Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Back to Top