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Valeria Golino, debutto d’autore con Miele

Valeria Golino, debutto d’autore con Miele

“Per me è una nuova giovinezza”… Intimista, mai gridato, profondo. Debutto migliore di Miele per Valeria Golino non poteva esserci. Un film coraggioso, che narra di (dolce) morte guardando però alla vita. Il suo talento come interprete lo si è apprezzato in ogni sfumatura. Se ne sono accorti (a dir il vero troppo poco) anche all’estero. L’essere riuscita  ad essere anche regista di un’opera matura, impreziosita da un valore aggiunto come Jasmine Trinca, è forse una sfida con la quale maggiormente voleva confrontarsi.

Che lavoro c’è stato con Jasmine?
Sono stata talmente in osmosi con Jasmine che molte volte non mi sono accorta che è una donna di 30 anni, una madre, e non una delle mie cose.
Alcune volte giustamente si è ribellata a certe mie “zampate”, o quando l’ha riprendevo, ma al di là degli scherzi mi ha regalato come attrice qualcosa di davvero intenso.
Mi ha dato molto fastidio (ride, ndr) vederla quanto era stata brava e bella nel film di Giorgio Diritti
(“Un giorno devi andare”, ndr), che era uscito prima di questo.  Qui volevo però che fosse androgina, invisibile, non volevo descriverla troppo, se non nella sua sottrazione.

Primo lungometraggio e subito a Cannes nelle vesti di autrice. Che sensazione provi?
Quando ho cominciato a fare l’attrice ho ricevuto diversi riconoscimenti, la Coppa Volpi a Venezia, poi sono andata al Festival di Cannes, insomma l’inizio è sempre così, parto col botto e c’è sempre indulgenza e benevolenza nei miei confronti. Per me è una nuova giovinezza. Spero che in futuro possa avere lo stesso riscontro, ma per il momento posso solo essere orgogliosa di come è stato  accolto questo progetto, che peraltro è stato davvero fatto con pochi soldi.

Che tipo di ricerca hai fatto?
Mauro Covavich, scrittore del libro “A nome tuo”, dal quale ci siamo ispirati, ha fatto gran parte del lavoro. Tante cose non le dico nel film, anche se a me sembravano interessanti, ma poi ho pensato che avrebbero appesantito il racconto. Noi abbiamo usato molto di quanto lui ha scritto in sceneggiatura, ma io ho visto anche dei documentari, non solo di donne, ma anche di cliniche in Svizzera o in Colorado di persone che avevano accettato di farsi filmare in quella loro avventura. Jasmine ne ha visti un paio, ma non era contenta e quindi dopo un po’ ho smesso di mostrarle questi materiali. Sono molto disturbanti da tutti i punti di vista, a partire dai tuoi stessi sentimenti perché non sai che tipo di reazione potrebbero innescare. Non sai se emozionarti, irritarti. Li ho guardati il meno possibile, ma alcuni mi sono davvero serviti per dire delle cose.

La pellicola fornisce molti punti di vista. Il tuo?
Sono io stessa spettatrice di quanto accade, i miei pregiudizi cambiano, poi diventano opinioni, mutano a seconda della storia personale di chi incontriamo o vediamo.
Credo sia importante che ognuno possa decidere per la propria vita per come finirla.
Penso profondamente e questo genera dubbi, riflessioni. Non voglio imporre la mia verità. Non c’è giusto o sbagliato.
Come nella letteratura ci sono tanti punti di vista e a me piace che ci siano tanti elementi.
Miele non nasce per essere un film sociologico, bensì libero da qualsiasi tipo di costruzioni, e questa è la molla che mi ha permesso di muovermi in maniera indipendente, anche attraverso delle licenze poetiche.

Andrea Giordano

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Silvia Marinucci

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