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Effetti collaterali: l’ultimo atto di Steven Soderbergh

Effetti collaterali: l’ultimo atto di Steven Soderbergh

Sarà il suo ultimo film prima di prendersi una pausa da Hollywood che lo porterà a dedicarsi al teatro. E per il suo addio alle scene Steven Soderbergh ha scelto lo scorso Festival di Berlino: il suo ultimo atto presentato qualche mese fa alla Berlinale si chiama Effetti Collaterali, thriller piscologico di ispirazione palesemente hitchcockiana, nelle nostre sale dal 1 maggio. Ancora un film denuncia come già era successo con Traffic, ma questa volta il regista di Atlanta di nuovo in tandem con lo sceneggiatore Scott Z. Burns, punta il dito contro le case farmaceutiche e l’abuso di sostanze per un’illusoria felicità. E gli effetti collaterali sono inaspettati.

Quando avete iniziato a pensare al film?
Scott Z. Burns: Avevo cominciato a fare delle ricerche sull’argomento già dieci anni fa mentre lavoravo a un film per tv. E’ stata una vera lotta trovare qualcuno che volesse salire a bordo del progetto, poi per fortuna venni a sapere che Steven voleva fare un thriller psicologico.

Come ti senti a tornare a Berlino per la quinta volta?
Steven Soderbergh: E’ il festival dove sono stato di più e venire qui mi fa sempre piacere.

Punti il dito sull’ abuso di psicofarmaci e sulle case farmaceutiche. Qual è la situazione in America?
S. Z. B.: Gli americani hanno una relazione molto complicata con questo tipo di farmaci e con le droghe in genere; c’è una grande proliferazione e la gente ne fa un uso diffuso. E’ un fenomeno sempre più esteso.

È un thriller psicologico dove nulla è quello che sembra…
S. Z. B.: Sì il film è strutturato in modo da sovverte tutte le aspettatative che le convenzioni imporrebbero e ribalta il punto di vista iniziale.

Cosa ti ha attratto di questa storia?
S. S.: Mi piaceva l’idea di fare un thriller prima della fine della mia carriera cinematografica e volevo che le poche cose che avrei fatto fossero divertenti da fare e da vedere.

Ed è molto diverso dai suoi film precedenti…
S. S.: Il mio approccio è stato,come mi succede spesso, quello di ditruggere tutti i miei film passati. Volevo fare qualcosa di pulito e semplice, senza extra.

Come vi siete preparati a interpretare i vostri personaggi?
Jude Law.: Avevamo una sceneggiatura magnifica e non c’erano dei piani precisi su cosa avremmo fatto. Ognuno ha lavorato separatamente al proprio personaggio giorno giorno senza conoscere il finale. Per il resto ho incontrato un sacco di pazienti e psicologi.

Qual è stata la sfida più grande?
Jude Law: Convincermi che sarei riuscito a interpretare questo personaggio in maniera autentica.

About the author
Elisabetta Bartucca

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