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La casa: Home same Home

La casa: Home same Home

La recensione de La casa, l’atteso remake del film cult di Sam Raimi del 1981. Una rilettura non riuscitissima, ma a tratti fedele nello spirito.
VOTO: 3

Sam Raimi ritorna al suo (e nostro) vecchio amore: quel Evil Dead che ancora oggi resiste tra i grandi classici incontaminati e irragiungibili, soprattutto considerando i sequel – ufficiali e non (compresi un paio di italiani apocrifi).
Vi torna da produttore, affidando la regia all’esordiente Fede Alvarez, scovato grazie a un cortometraggio – nel quale fa distrugge la natale Montevideo da un’armata di robot extraterrestri – piuttosto limitato all’esercizio di stile, ma sicuramente – visti anche gli esiti attuali – funzionale.
Non ci si improvvisa registi, però, e certi difetti non si correggono certo al primo lungometraggio, che sconta una certa difficoltà a trovare una via propria, soprattutto a livello stilistico. Il riferimento è ingombrante, certo, e va rispettato senza allonatanarsene troppo. E con un guinzaglio così corto è oggettivamente arduo riuscire ad aggiungere pennellate proprie che non siano eccessi sanguinolenti o umoristici.
Il tentativo di aggiungere un background familiare e drammatico alle caratterizzazioni dei personaggi è encomiabile, in fondo, anche se si sente la mancanza di quella bidimensionalità old style che aveva fatto la fortuna del film del 1981. Nel quale la naivte dei soggetti e il loro essere vittime designate alleggeriva le responsabilità della sceneggiatura, che oggi invece risulta poco equilibrata nel rendere credibili le debolezze – funzionali al loro sacrificio – dei 5 ragazzi. Scioccamente forzate, in alcuni casi, ma certo condizionate dall’obbligo del risultato finale; come anche – più in generale – l’impegno del giovane Alvarez, al quale per ora assegniamo un 6 politico, copensando la poca decisione con il piacere che i fan del franchise potranno comunque trarre dalla visione del film. E della sua scena aggiuntiva, dopo i titoli di coda.

About the author
Mattia Pasquini
Nascere subito dopo la fine dei "favolosi anni '60" e ritrovarsi battezzati dallo scioglimento dei Beatles e dalla sconfitta messicana nella finale di Coppa del mondo avrebbe potuto segnarlo (e non è detto che non sia successo), ma ogni storia deve avere un inizio. L'infanzia in pieni anni di piombo e la teenage, passata ad attraversare gli edonistici anni '80, mettono i semi di una instabilità che fortunosamente trova sfoghi intellettuali e creativi (altrimenti oggi avrebbe rubato la scena all'incontrastato Lecter) e lo tiene in equilibrio sul crinale tra scienza e umanismo. Matematica e comparatistica lo accompagnano verso l'esito più imprevedibile, che ancora oggi lo trova attivo e lo porta su queste 'pagine': il cinema. Una scusa (una passione, una professione) che lo porta a girare le sale di mezza Europa e non solo e ad invadere etere e web sin dal 1996 con scritti, discettazioni e cortometraggi animati grazie a 15 anni di 35mm.it e non solo. Scienziato mancato, scrittore mancato, dottore mancato, cuoco mancato, polemista mancato, spagnolo mancato. Manca niente? La scusa è "genio e sregolatezza", la realtà... è quello che vi aspetta.

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