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Il cacciatore di giganti: Ammazzasette 2000

Il cacciatore di giganti: Ammazzasette 2000

Bryan Singer sceglie Il cacciatore di giganti per la sua prima prova in 3D, una libera trasposizione della celebre fiaba ‘Il fagiolo magico’…
VOTO: 2.5

Il racconto di Jack and the Giant Slayer sembra risalire addirittura al 1711, ma a differenza di altre storie tradizionali – forse per la difficoltà di rendere credibili giganti e rampicanti – ha avuto decisamente pochi trattamenti cinematografici: Un corto animato nel 1925, il Topolino ammazzasette del 1938 e il lungometraggio L’ammazzagiganti del 1962.
Di certo quello della Disney è il più noto e quello che più facilmente farà risuonare alcune corde (e alcuni riferimenti, uno in particolare) nel pubblico, ma nessuno è lontanamente apparentabile al film di Singer, per vari motivi.
Le radici sono antiche, come dicevamo, ma – come allora e nonostante tutto – il problema resta quello della credibilità… Non tanto quella assoluta, che sicuramente si potrà contare sul sostegno degli spettatori più disposti a sospensioni di incredulità e su un’ottima rappresentazione di un mondo fantastico, grazie anche a una maniera di affrontare l’azione su più livelli per la quale Singer non ha certo bisogno di lezioni.
E’ più la credibilità del progetto che sembra scricchiolare, la sua coerenza. Diviso tra il rischio di spaventare i più piccini e di annoiare gli adolescenti, il film mostra una veste favolistica – prevedibile nella sua classicità – che poggia molto su un CGI volutamente grossolano e rozzo, perfetto per i giganti ma che finisce per dare una impressione di scollamento di fondali ‘dipinti’ da un primo piano, spesso esaurito in un 3D di buona profondità anche se a volte eccessivo.
Un inizio da fantasy piuttosto furbesco, personaggi al limite della caricatura e gag piuttosto corporali, oltre a una rappresentazione della violenza piuttosto ellittica e ‘pulita’ ne fanno un prodotto più semplice del previsto, che probabilmente divertirà il pubblico più giovane. Certo, considerati i 195 milioni di budget e i risultati attuali del botteghino statunitense, sarà difficile vederne un sequel…

About the author
Mattia Pasquini
Nascere subito dopo la fine dei "favolosi anni '60" e ritrovarsi battezzati dallo scioglimento dei Beatles e dalla sconfitta messicana nella finale di Coppa del mondo avrebbe potuto segnarlo (e non è detto che non sia successo), ma ogni storia deve avere un inizio. L'infanzia in pieni anni di piombo e la teenage, passata ad attraversare gli edonistici anni '80, mettono i semi di una instabilità che fortunosamente trova sfoghi intellettuali e creativi (altrimenti oggi avrebbe rubato la scena all'incontrastato Lecter) e lo tiene in equilibrio sul crinale tra scienza e umanismo. Matematica e comparatistica lo accompagnano verso l'esito più imprevedibile, che ancora oggi lo trova attivo e lo porta su queste 'pagine': il cinema. Una scusa (una passione, una professione) che lo porta a girare le sale di mezza Europa e non solo e ad invadere etere e web sin dal 1996 con scritti, discettazioni e cortometraggi animati grazie a 15 anni di 35mm.it e non solo. Scienziato mancato, scrittore mancato, dottore mancato, cuoco mancato, polemista mancato, spagnolo mancato. Manca niente? La scusa è "genio e sregolatezza", la realtà... è quello che vi aspetta.

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