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Chris Sanders, dal Re Leone ai cavernicoli Croods

Chris Sanders, dal Re Leone ai cavernicoli Croods

Ecco Chris Sanders – un aficionado dell’animazione classica e di storie che hanno fatto sognare, commuovere e sorridere come Il re leone, La bella e la bestia o Lilo&Stitch – a Roma per presentare, dopo la trasferta berlinese, la sua nuova creatura: I Croods, film d’animazione scritto e diretto insieme a Kirk De Micco, nelle sale italiane dal 21 marzo in ben 700 copie. Un’avventura preistorica che guarda, ma solo da lontano, a L’era glaciale e ai Flinstones per raccontare in maniera illuminata e con ironia l’evoluzione del genere umano.

Molti credono che girare un film di animazione sia più semplice che realizzare un live action, perchè non ci sono limiti fisici su dove ad esempio posizionare la cinepresa, ma sappiamo che in fondo non è così. Quali sono le tue impressioni?
Sono completamente d’accordo. Avere la possibilità illimitata di piazzare la macchina da presa dove ti pare, in realtà può anche farti correre il rischio di uscire fuori di testa e fare cose senza senso, perchè puoi metterla in troppi posti dove magari non serve.
Abbiamo cercato quindi di dare a questo film un aspetto che fosse quanto più documentaristico possibile, come se stessimo usando una macchina a spalla o a mano.
È sicuramente molto più difficile realizzare un film di animazione rispetto a uno con attori in carne e ossa, perchè in quel caso hai gli attori a disposizione sul set, ce li hai tutti insieme contemporaneamente. Invece con un lungomatraggio animato hai la macchina da presa, le voci, gli attori, le luci tutti in posti e momenti diversi; c’è molta ripetizione, ma adoro il fatto di avere possibilità infinite.

Quando scrivi per i bambini ci sono dei limiti che pensi di non dover superare?
In realtà no, perché con l’animazione puoi affrontare qualsiasi cosa tu voglia, devi solo stare attento a come racconti e come descrivi o parli di quello di cui vuoi parlare. Per noi è sempre stato importante non escludere nessuno e al tempo stesso non salire in cattedra, ovvero non parlare dall’alto in basso nei confornti di qualcuno, perché vogliamo che tutti vengano a vedere i nostri film e ne escano divertiti. Sono tanti gli ingrendienti presenti in film di questo genere: i bambini ad esempio noteranno alcuni aspetti e gli adulti ne percepiranno altri, ma tutti avranno visto lo stesso film e goduto di questa esperienza insieme.

La saga de L’ era glaciale o i Flinstones di Hanna-Barbera sono stati un ostacolo o ti hanno costretto in qualche modo ad aggiustare il tiro per non cadere nel rischio di fare qualcosa di già visto?
Abbiamo iniizato a lavorare all’idea di un film sui cavernicoli dove tutto il continente va in pezzi, moltissiimi anni fa, nel 2004; ma proprio mentre ci lavoravamo ecco che viene fuori il trailer de ‘L’era glaciale’ con il mondo appunto che si diseintegra. Ma cosa avremmo potuto fare? Ormai la strada era stata intrapresa, avevamo già cominiciato e non potevamo certo cambiare direzione o fermarci, è stata una di quelle coincidenze che purtroppo a volte si verificano. Qualcuno ad esempio ha notato che la nostra protagonista ha i capelli rossi e che ricorda molto la Merida di ‘Brave – Ribelle’, ma posso assicurare che non c’è stata mai nessuna contaminazione o interferneza.
Mi piacciono tutti i film de ‘L’era glaciale’, sono in assoluto i piu divertenti e buffi, e adoro i loro personaggi; ma amo anche i Flinstones, certo rispetto a loro siamo stati più svantaggiati perchè gli Antenati hanno a disposizione la tecnologia a cui noi invece non abbiamo potuto fare riferimento. Sia gli Antenati sia L’era glaciale sono stati fonte di grande ispirazione.

Hai nostalgia per l’animazione tradizionale?
Adoro l’animazione classica in 2D e credo che comunque continui a esser assolutamente valida e forse più adatta per alcuni tipi di storie. Sia l’animazione tradizionale sia quella in CG hanno i loro punti di forza, io però continuo a disegnare, mi piace e lo faccio spesso a fine giornata o in un momento di pausa, perchè anche la CG parte dal disegno. I personaggi prendono vita da lì, dagli storyboard che hai preparato e mi piacerebbe, laddove trovassi il materiale giusto, continuare a lavorare con l’animazione classica.

Emma Stone ha dichiarato che non si sarebbe mai aspettata di dover affrontare una performance così fisica. Come avete lavorato con il cast vocale? Quanto gli attori hanno contribuito alla caratterizzazione dei personaggi?
La prima considerazione nella scelta di chi presterà la voce ai personaggi è il personaggio stesso. Nel caso di Emma Stone sin dall’inizio la sua voce aveva una tale qualità e una tale caratteristica, che sembrava incarnare molti dei tratti di Eep, la figlia. Quando scegli gli attori che doppieranno i protagonisti di una storia, in genere ti aspetti sempre che diano il proprio contributo e che aiutino a forgiare il personaggio per come verrà fuori. Ed è quello che è successo nella realizzazione de I Croods. Quando registravamo le voci usavamo due mini telecamere puntate sugli attori per riprendere le loro performance e eventualmente catturarne qualche movimento, perchè poteva capitare – e con la Stone si è verificato molto più che in qualsiasi altro film – che alcune espressioni facciali venissero rubate e utilizzate per il personaggio. Emma ha una mimica straordinaria, e con lei questo è successo spessissimo.
Un’altra cosa molto bella è successa con Nicolas Cage quando Grug ha la crisi di mezza età: avevamo scritto tutte le battutte, ma non sapevamo come lui l’avrebbe interpretato. Cage è immediatamente entrato nel personaggio, in realtà è stata tutta una sua invenzione e ha fatto cose che poi hanno  determinato la scena del film. È entrato talmente tanto nel personaggio che abbiamo dovuto registrare le battute solo un paio di volte e da lì abbiamo preso spunto per creare le scena. Partiamo sempre dalla voce.

Pensi di tornare a doppiare qualcuno dopo Stitch e Laccio?
Non sono cose che programmi, con Laccio è capitato come con Stitch. Laccio non doveva essere un personaggio animato all’inizio, ma solo parte del costume di Guy; invece andando avanti abbiamo cominciato a pensare che poteva chiudere un occhio o sorridere, per far capire che non era proprio morto e alla fine ha preso vita. Man mano che cresceva aumentava anche la sua parte di recitazione.

La figura di Grug è primitiva per eccellenza, come se appartenesse a un altro tipo di razza che poi incontra l’evoluzione umana. È stata una scelta consapevole sin dall’inizio?
Sì, è stato tutto assolutamente intenzionale. Grug è stato progettato per essere molto più simile e vicino ad un gorilla rispetto a Guy, che invece rappresenta l’Homo Sapiens concentrato sull’intelletto. È stato fatto per mostrare che ci sono diversi tipi di esseri umani: i Croods hanno dentro di sè molto più caverna e molto meno uomo.

Che ruolo ha avuto la musica?
La musica è la mia arma segreta, ho imparato da Alan Silvestri che è estremamanete importante, è quella che dal punto di vista della storia si occupa del sollevamente pesi. Quando le parole non sono sifficienti interviene la musica: l’ho imparato con lui dai tempi di ‘Lilo&Stitch’ e da allora l’ho utlizzata, in particolare in questo film, per dire qualcosa quando i personaggi smettono di parlare. C’è un momento, quello in cui tutta la famiglia sale su un albero e per la prima volta vede il cielo stellato, in cui i personaggi non parlano, ma lo fa la musica al loro posto. Avevo pensato quella scena così e l’avevo scritta esattamente in quel modo senza dialoghi, avevo previsto il momento musicale sin dalla  sceneggiatura.
La musica sottolinea e marca un momento di cambiamento globale: da quel preciso istante in poi la storia prenderà un’ altra dimensione. Parimenti importante è la scena in cui Grug capisce e accetta l’idea che la sua famiglia non tornerà mai più nella caverna, anche lì la musica svolge un compito importantissimo.

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Elisabetta Bartucca

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