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Benvenuto Presidente!: Cercasi eroe

Benvenuto Presidente!: Cercasi eroe

In Benvenuto Presidente!, Claudio Bisio è Giuseppe Garibaldi, personaggio naive al centro della farsa di Riccardo Milani… una idea divertente che rischia purtroppo di diventare stucchevole.
VOTO: 2.5

In fondo qualche merito ce l’ha questa “favola surreale” (come amano definirla) di Bisio e Milani, in sala in un momento decisamente anomalo per le sorti della politica italiana e del Paese tutto.
Un buon selvaggio nelle stanze del potere: il tema non sconvolge e non punta sull’originalità, visti i tanti precedenti e il riferimento esplicito al Dave – Presidente per un giorno di Ivan Reitman e Kevin Kline, ma l’uscita segue da presso – per una casulità fortuita e fortunata – l’entrata in Parlamento dell’onda del Movimento 5 Stelle. Lo esplicitiamo solo per eliminare dalla mente degli spettatori qualsiasi connessione apparente o voluta, per fare chiarezza, insomma.
Il film aveva come unica finalità quella di giocare con la politica italiana e con qualche stereotipo. Purtroppo, in questo, arriva buon ultimo dopo tanti – più o meno fortunati o riusciti – predecessori dai quali si distingue comunque. Sicuramente per la scelta leggera e surreale (e un po’ populista e maieuticamente critica), che lo eleva già al di sopra di pastrocchi alla Qualunquemente… e poco più.
Bisio fa un gran lavoro per tutto il film e veste alla perfezione i panni cucitigli addosso dall’amico Milani, e un cast di grandi comprimari (prestati al genere) lo aiuta non poco. Persino Kasia Smutniak, almeno nella prima frazione, gioca bene le non troppe frecce del suo arco.
Il problema, purtroppo, sta nella misura. Nella scelta di una comicità sì surreale ma fin troppo didascalica e insistita nella ripetizione di una linea molto elementare, quella della corruzione e storica cattiva fede del nostro sistema politico, a fronte di soluzioni semplici e realizzabili celate alla brava gente per interessi superiori… Peccato che l’effetto ‘rivincita del popolo’ si perda nel rimestare generico suddetto, come anche la velata critica al popolo stesso, distratto (colpevolmente) e passivo, chiuso nelle proprie cucine, ipnotizzato dalla televisione e pigramente adagiato sui luoghi comuni.
Un invito alla responsabililtà civile che chissà in quanti sentiranno come rivolto anche a sé… preferendo dare la colpa ai Poteri Forti, purtroppo ben lontani dalla incredibile rappresentazione che ne dà Milani approfittando dei camei congiunti di Lina Wertmuller, Pupi Avati, Gianni Rondolino e Steve Della Casa.

About the author
Mattia Pasquini
Nascere subito dopo la fine dei "favolosi anni '60" e ritrovarsi battezzati dallo scioglimento dei Beatles e dalla sconfitta messicana nella finale di Coppa del mondo avrebbe potuto segnarlo (e non è detto che non sia successo), ma ogni storia deve avere un inizio. L'infanzia in pieni anni di piombo e la teenage, passata ad attraversare gli edonistici anni '80, mettono i semi di una instabilità che fortunosamente trova sfoghi intellettuali e creativi (altrimenti oggi avrebbe rubato la scena all'incontrastato Lecter) e lo tiene in equilibrio sul crinale tra scienza e umanismo. Matematica e comparatistica lo accompagnano verso l'esito più imprevedibile, che ancora oggi lo trova attivo e lo porta su queste 'pagine': il cinema. Una scusa (una passione, una professione) che lo porta a girare le sale di mezza Europa e non solo e ad invadere etere e web sin dal 1996 con scritti, discettazioni e cortometraggi animati grazie a 15 anni di 35mm.it e non solo. Scienziato mancato, scrittore mancato, dottore mancato, cuoco mancato, polemista mancato, spagnolo mancato. Manca niente? La scusa è "genio e sregolatezza", la realtà... è quello che vi aspetta.

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