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Bentornato Riccardo Milani

Bentornato Riccardo Milani

Dopo ‘Piano, solo’ e ‘Volare’ in tv, con Benvenuto Presidente! Riccardo Milani entra in Parlamento per mostrarci un Paese che sembra aver seguito le previsioni della sceneggiatura di questa favola comica ricca di ottimi comprimari.

Il film perfetto in un momento così delicato, di rifiuto della politica…?
Credo, da cittadino italiano, che la politica spesso serva a coprire delle responsabilità, generalmente personali. La cosidetta ‘antipolitica’ la respiro da quando sono bambino, e sono anni che sento parlare di governi incapaci… Credo anche che il nostro sia un Paese diviso in due tra chi fa politica – che è una conquista che va difesa – e chi parla senza saperne molto. Non sopporto sentire che i partiti sono tutti uguali, è qualcosa non vero, è antistorico.

Viene il dubbio che sia un ‘instant movie’, tanto è legato – criticamente? – alla nostra attualità… come nel caso del riferimento al Papa…
La scena sul Papa era stata girata ai primi di novembre, quindi ben prima che si potesse immaginare quel che è poi successo.
Per il resto, come detto, sono argomenti che sento da sempre. Quando sento parlare di ventata di legalità sono contento, ma se si parla di ‘fetore di partiti’ e di ‘tutti a casa’ no. Credo che il marcio sia anche nell’economia, soprattutto nella politica economica, ma anche e non poco nella vita delle persone. Benvenuto Presidente è una comedia leggera e surreale, come è surreale la Storia di questo Paese.

Possiamo parlare quindi a pieno titolo di Commedia all’italiana?
Mi sembra una descrizione nobile. La Commedia all’italiana per me è stata una specie di libro di storia, mi ha aiutato a conoscere il Paese. Credo che il cinema debba fare questo. Le stesse commedie devono essere divertenti, ma non nascondere i vizi e le lacerazioni del Paese.

Come vi è venuto in mente di rappresentare i ‘Poteri Forti’ con registi e giornalisti molto noti?
E’ stata una idea mia. Anche se Lina Wertmuller me l’ha suggerita Kasia quando ho detto che volevo ci fosse una donna.
Ho un grande senso di riconoscena verso alcuni di questi registi: Lina, Pupi, è stato un onore averli sul set. Io sono cresciuto con i loro film. Per me Pasqualino sette bellezze è un film enorme! Gli altri due (Steve Della Casa e Gianni Rondolino) erano personaggi diversi ma che mi faceva piacere ci fossero, anche se per aspetti diversi.

Ultimamente il nostro cinema guarda spesso al Parlamento, spesso in maniera surreale… come mai, secondo te?
Credo che questo film in realtà faccia lo sforzo di uscire dal Parlamento, come nel discorso finale del Presidente. E lo fa mostrando le tre famiglie ‘tipo’ che raccontiamo, e che osservano; sono loro quel che forse può caratterizzare il film, sono una sorta di sguardo sugli italiani, su alcune nostre banalità, luoghi comuni nei quali ci si rifugia. Il marcio, come dicevamo, è anche nelle abitudini quotidiane; credo sia fuori dal Parlamento piu che dentro di esso. Noi mostriamo l’esempio di una responsabilità, ma molte di queste sono anche nella vita quotidiana, in come educhiamo i nostri figli, per esempio… nella furbizia di cui siamo un po’ orgogliosi e che ci gratifica. E’ questo che spacca davvero in due il Paese, non politicamente, ma eticamente.

Come ti sei trovato a dirigere attori che non sono esattamente avvezzi alla commedia?
Mi piace dirigere attori con cui ho già lavorato o con i quali lavorerei volentieri, anche se hanno meno abitudine alla commedia rispetto ad altri. Ma è un motivo in più, perché mi piace cercare una sorta di ‘contromovimento’, anche nei singoli; dà una certa soddisfazione, come vedere Remo Gironi strafatto per le troppe canne o cose del genere… Sono situazioni nelle quali ci si diverte sul set. Spesso gli attori si lamentano, temono di perdere la credibilità accumulata in anni di lavoro. Ma anche questa è una piccola soddisfazione…

In questa Italia divisa, qual è la parte ‘buona’?
Emerge nelle famiglie che seguono la politica in televisione. Credo che rappresentino uno spartiacque. Sono spettatori distratti, che si sentono messi sotto accusa. Sono il simbolo di una Italia più disattenta, non so se peggiore, ma che certo punta il dito senza guardare alle proprie responsabilità. Trovo che non fosse necessario rappresentare visivamente ogni cosa, e in questo caso credo si noti che possono essere persone per bene, anche se colpevolmente distanti.

Nel film vediamo che le soluzioni ai tanti problemi del Paese ci sono già… sei ottimista che qualcuno le realizzi anche nella realtà?
Io spero si facciano, ma chissà… E’ significativo che la gente comune possa essere una forza positiva per il Paese. Che ci sia la possibilità di accadere e che accada. Almeno che questo sia possibile. Poi, certo, si entra nel campo delle previsioni… e lì mi faccio indietro e lascio il compito alla politica sana.

About the author
Mattia Pasquini
Nascere subito dopo la fine dei "favolosi anni '60" e ritrovarsi battezzati dallo scioglimento dei Beatles e dalla sconfitta messicana nella finale di Coppa del mondo avrebbe potuto segnarlo (e non è detto che non sia successo), ma ogni storia deve avere un inizio. L'infanzia in pieni anni di piombo e la teenage, passata ad attraversare gli edonistici anni '80, mettono i semi di una instabilità che fortunosamente trova sfoghi intellettuali e creativi (altrimenti oggi avrebbe rubato la scena all'incontrastato Lecter) e lo tiene in equilibrio sul crinale tra scienza e umanismo. Matematica e comparatistica lo accompagnano verso l'esito più imprevedibile, che ancora oggi lo trova attivo e lo porta su queste 'pagine': il cinema. Una scusa (una passione, una professione) che lo porta a girare le sale di mezza Europa e non solo e ad invadere etere e web sin dal 1996 con scritti, discettazioni e cortometraggi animati grazie a 15 anni di 35mm.it e non solo. Scienziato mancato, scrittore mancato, dottore mancato, cuoco mancato, polemista mancato, spagnolo mancato. Manca niente? La scusa è "genio e sregolatezza", la realtà... è quello che vi aspetta.

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