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Sono un pirata, sono un signore: No more Julio

Sono un pirata, sono un signore: No more Julio

Più comico che commedia, a tratti, Sono un pirata, sono un signore di Edoardo Tartaglia manca di equilibrio e di ritmo e la simpatia ‘naturale’ non basta a sostenerlo.
VOTO: 1,5

Manca solo Julio Iglesias tra le foreste e le spiagge di questo quarto film di Eduardo Tartaglia, nato dallo sconcerto provato – come dichiara il regista – davanti a una surreale intervista ai familiari delle vittime di un rapimento di pirati. Quello che mette in scena lui stesso nel film, cercando di mantenere lo stesso spirito e di offrire un racconto paradossale al pubblico, che rischia invece di uscire proprio sconcertato alla fine dell’avventura.
Dalla mescolanza di piani e di argomenti, in primis. Dall’insistere su sprazzi di malinconia al declinare improvviso verso la battuta facile, per poi tentare la via dei (buoni) sentimenti. Ci sono anche i pregiudizi italici, i nostri malcostumi, i riferimenti a una contingenza a tratti drammatica e una napoletanità strabordante, sempre tra stigmatizzazione e sfruttamento… anche se propenderemmo più per il secondo visto che da qui vengono alcuni dei pochi momenti da salvare e che è evidente una tendenza autocitazionista (che si diverte a rievocare il titolo del proprio film d’esordio: Il mare, non c’è paragone).
Il legame con la tradizione è evidente, meno chiaro a quale ci si voglia riferire tra commedia italiana moderna, musicarello regionale, sceneggiato televisivo (per interpreti e riferimenti). Si parte da una sorta di Natale in Crociera e si finisce con uno sguardo ai moderni Selvaggi, in mezzo però – ci spiace dirlo – non c’è molto, e quel poco appare ancor più gracile a causa di una inutile dilatazione che davvero nuoce alle singole scene. Tutto sommato, il respiro è ridotto, come si conferma nel cast, diseguale nella caratterizzazione e soprattutto nella resa.

About the author
Mattia Pasquini
Nascere subito dopo la fine dei "favolosi anni '60" e ritrovarsi battezzati dallo scioglimento dei Beatles e dalla sconfitta messicana nella finale di Coppa del mondo avrebbe potuto segnarlo (e non è detto che non sia successo), ma ogni storia deve avere un inizio. L'infanzia in pieni anni di piombo e la teenage, passata ad attraversare gli edonistici anni '80, mettono i semi di una instabilità che fortunosamente trova sfoghi intellettuali e creativi (altrimenti oggi avrebbe rubato la scena all'incontrastato Lecter) e lo tiene in equilibrio sul crinale tra scienza e umanismo. Matematica e comparatistica lo accompagnano verso l'esito più imprevedibile, che ancora oggi lo trova attivo e lo porta su queste 'pagine': il cinema. Una scusa (una passione, una professione) che lo porta a girare le sale di mezza Europa e non solo e ad invadere etere e web sin dal 1996 con scritti, discettazioni e cortometraggi animati grazie a 15 anni di 35mm.it e non solo. Scienziato mancato, scrittore mancato, dottore mancato, cuoco mancato, polemista mancato, spagnolo mancato. Manca niente? La scusa è "genio e sregolatezza", la realtà... è quello che vi aspetta.

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