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Diane Fleri: “Anch’io sono stata come Nina”

Diane Fleri: “Anch’io sono stata come Nina”

Diane Fleri, già protagonista di Mio fratello è figlio unico e Solo un Padre, ci racconta la sua intensa interpretazione in Nina, esordio alla regia per Elisa Fuksas.

Diane, come hai incontrato questo personaggio, che ti ha impegnata al di la’ del tuo lavoro, sfiorando la tuia sfera personale?
Io sono stata molto coinvolta da questo film. Il caso ha voluto che mentre giravamo Nina stessi attraversando un periodo molto critico a livello personale, di passaggio, di svolta, pieno di paure; mi stavo rimettendo in discussione. Credo che capiti a molti di svegliarsi un giorno e non riuscire a ‘sentirsi’, a capire bene chi si è, chi si vuol essere, e questa è proprio Nina.

Immedesimazione totale con il personaggio dunque?

Con le dovute differenze, certo, ma quel che voglio raccontare è che ho portato al personaggio di Nina certe inquietudini mie personali, mischiandole con quelle che la regista aveva già scritto per lei. Si può dire che si tratti del perfetto incontro tra due inquietudini. Poi il resto lo fanno la straordinaria fotografia, le musiche, i colori, il nostro lavoro. Tutto questo oggi è un film. Solo oggi riesco a vederlo lucidamente per quello che è; fin ora lo avevo vissuto troppo internamente.

Diane, chi è la tua Nina?
Nina è una ragazza che semplicemente ha una grande difficoltà ad accettarsi. Non sapere come affrontare delle scelte è lo specchio dell’incapacità di farsi delle domande. No sa prendere una sua strada, ad innamorarsi, a scegliere un lavoro, una casa. Sembra tutto molto metaforico, invece stiamo parlando del quotidiano, in cui Nina è completamente persa in questa nuvola tutta sua. E’ in un mondo onirico dove tutte le domande possono rimanere sospese in attesa di u futuro che non arriva mai.

Non vuole crescere la tua Nina?
Probabilmente si, infatti la sola figura che riesce davvero ad interagire con lei nel film è un bambino, che pero sembra più un fratello maggiore, perché è l’unico a dirle la verità dritta in faccia, come solo i bambini a volte sanno fare.

Il fascino del film di Elisa Fuksas risiede nella cura maniacale dell’immagine, ci spieghi come ci avete lavorato?
Qui Elisa è stata davvero bravissima. Il film è girato a Roma, all’Eur, in un’estate spettrale, priva di passanti, in cui lei si aggira in un modo quasi completamente autosufficiente. Il film esprime esternamente ciò che lei vive internamente e quindi questo vuoto pneumatico che noi vediamo, le strade e i viali deserti, sono il vuoto che vive lei, nonostante abbia la giornata piena d’impegni che le permettono di aspettare ancora…

Cosa ti ha convinta maggiormente in questo tuo nuovo lavoro?
E’ stato interessante per me lavorare su un personaggio che è uno spettatore piuttosto che un protagonista. Il lavoro si è basato prevalentemente sull’ascolto, sulle ripercussioni che aveva l’ambiente esterno su di me, sul mio corpo, sul mio viso. Ci sono dei momenti in questo mio ruolo per i quali Elisa mi ha chiesto semplicemente di essere inquadrata e di ascoltare, senza parlare. A volte evocava ricordi, emozioni e chiedeva di interagire con essi, senza parlare, mentre lei riprendeva delle mie emozioni che poi ha sapientemente usato per costruire il suo film. Sembra facile, ma invece non lo è, anche perché lei è molto sensibile e molto determinata, sul set la chiamavamo Il Presidente!

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La redazione

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